La generosità? È contagiosa anche tra sconosciuti

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Chi “riceve” una buona azione è propenso a farne una “di conseguenza”: lo dimostra uno studio delle università di San Diego e Harvard

È come un virus, ma decisamente benigno. Secondo alcuni studiosi, infatti, la generosità è contagiosa, e si propaga in un effetto a catena che sorpassa i limiti della reciprocità. In altre parole, spiega uno studio delle università di Harvard e San Diego, se si beneficia di una buona azione, si è molto più propensi a fare un’altra buona azione verso una terza persona.

A dirlo, sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, sono i professori James Fowler e Nicholas Christakis, che da anni studiano la “contagiosità” di condizioni come la solitudine, stati d’animo come la felicità, malattie come l’obesità. E sono proprio gli studiosi che avvertono come sia vero anche il viceversa: anche l’egoismo e il non essere cooperativi possono essere atteggiamenti contagiosi.
Gli esperti hanno eseguito un esperimento in cui si dava del denaro a volontari dicendo loro che ne potevano dare una parte o tutto al proprio compagno di gioco, un perfetto sconosciuto. È emerso che quando una persona decide di essere generosa, al round di gioco successivo la persona che ha ricevuto l’atto di generosità tenderà a sua volta a fare una buona azione con un terzo individuo che al precedente round non aveva partecipato al gioco. Insomma: la solidarietà si propaga a macchia d’olio. Attenti a non spezzare il circolo.

  1. Luna Rossa
    14 Marzo 2010 a 0:19 | #1

    @tito
    Sai che ho sentito una cosa orrenda?
    E’ capitato che degli zingari provocassero delle vere menomazzioni fisiche a ragazzi, per colpire la sensibilità delle persone che sono più disposte ad elargire oboli.
    Non ho certezza di questo che dico, ma l’ho sentito dire più volte….spero siano leggende metropolitane.
    Comunque non toglie che come è contagiosa la generosità, lo è anche l’egoismo o la diffidenza e non è buona cosa.

  2. tito
    13 Marzo 2010 a 17:04 | #2

    @luna rossa
    l’articolo lo leggo dopo, con calma, ma al tuo commento voglio rispondere subito. Sono contraddizioni che viviamo tutti ogni giorno, i nostri propositi sono ottimi, ma facciamo molta fatica a metterli in pratica. Io credo però che ci sono delle attenuanti, io non conosco Milano l’ultima volta che si sono stato è stato nel 1981, ma da quello che hai raccontato la situazione qui a Venezia non molto diversa; mi reco al lavoro ogni giorno praticamente a piedi, significa che al ritorno ne incrocio 5 o 6 che più o meno insistentemente mi chiedono un’obolo, che non do’ mai, più che altro faccio fatica a guadagnarmeli e non trovo giusto darli via così. Puoi dire a Flo di non avere rimorsi esistono associazioni anche cattoliche che si dedicano all’aiuto di queste persone piuttosto preferisco sostenere economicamente queste ultime. vedi mi è capitato spesso d’incrociare mendicanti, per lo più zingari, con le gambe storte, piegati in due che si sorreggono con mezzi bastoni e\o tutti contorti come colpiti da chissà quale malattia, ma, c’è un ma, spesso mi è capitato di vederli correre come una volta Mennea se si trattava di prendere un autobus……….
    Poi un’altra cosa qui a Venezia c’è l’abitudine delle Maschere, tutto l’anno, ci sono persone anche giovani che si piazzano nei punti più frequentati e attendono il turista in cerca di foto ricordo, naturalmente nella speranza di un’offerta, poi a fine giornata venivano in ufficio a cambiare tutte queste monete raccolte in una “giornata di lavoro”…….cosa ti devo dire guadagnavano più del sottoscritto in un paio d’ore d’appostamento!!!!!!

  3. luna rossa
    13 Marzo 2010 a 9:36 | #3

    Qualche giorno fa, mia figlia, stava preparando un esame di sociologia.
    Studiavano lo sviluppo del territorio nelle grosse metropoli, le baraccopoli nelle grandi città, il fenomeno in aumento degli homeless (per i NON inglesi, gli homeless sono i clochard, i nostri barboni).
    Il corso seguito le era piaciuto molto, ne parlava come se quel tipo di studio, come lo stavano sviluppando, le avesse aperto la mente. Vedeva la crudezza di certe scelte, la disumanità di alcune situazioni che non mettevano l’uomo al centro dello sviluppo del territorio.
    Ero contenta nel vederla tanto coinvolta.
    Una sera, mi accorgo che Flo è taciturna, so che non la devo forzare a parlare… aspetto pazientemente che sputi il rospo e, come previsto, a fine giornata mi porta sul lettone (ancora oggi è il luogo delle confidenze e delle coccole) e con una lacrima mal trattenuta, mi racconta di come, in quella giornata, si fosse sentita una merdaccia.
    Mi racconta che, nella mattinata, era stata avvicinata da un ragazzo straniero, un immigrato probabilmente appena arrivato a Milano, che aveva un cartoncino con scritto che era alla ricerca di aiuto.
    Mi dice che si vedeva che era fortemente a disagio, forse non sapeva come mangiare, dove andare a dormire…
    La reazione di Flo è stata quella di molti, spessissimo anche la mia…. Si è allontanata senza rispondere al suo appello.
    Milano è piena di persone che elemosinano per strada, non si può davvero offrire a tutti qualcosa e spesso si recepisce che non tutti hanno realmente bisogno… difficile capire chi è che si trova sulla strada per reale bisogno e chi .invece cerca di sfruttare la sensibilità delle persone per sottrarsi al lavoro.
    Flo piangeva per la sua incoerenza, piangeva perché avrebbe voluto aiutare il ragazzo mentre ha lasciato prevalere l’indifferenza, e la sua reazione la capivo… la capisco molto bene.
    Quante volte, anche io, mi sono bloccata nel dare un aiuto, per poi ripensare a quanto mi sentivo a disagio per non aver dato retta al primo impulso, quello di allungare la mano verso chi me la tendeva.
    Vi ho raccontato questo episodio perché, leggendo l’articolo, ho pensato che troppo spesso, il circolo della generosità viene spezzato, che io stessa, pur teorizzando un idea di solidarietà, vivo delle grosse contraddizioni che vorrei risolvere ma non so come.
    Come continuare ad essere coerenti con il proprio pensiero? come tirare furori il meglio di sé senza farsi frenare dall’idea che forse ti stanno prendendo in giro?

    Forse ha ragione James Joyce che dice:
    Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta. Ma quando tu la dai, ecco, l’hai data. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre.

    Buon sabato a tutti

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