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ma noi abbiamo un’alternativa a questi?……… e se si quando?

Da “Il popolo viola”:

Riepilogando:

Bersani è alternativo alla destra ma non a Monti. Berlusconi è alternativo alla sinistra ma non a Monti. Vendola è alternativo a Berlusconi, Casini e un po’ anche a Monti ma non a Bersani. Di Pietro è alternativo a Bersani,  Berlusconi e Monti ma non a Vendola

Che l’alternativa sia Grillo?

Guido Barilla, mani in pasta con Grillo

Avevano bisticciato quattro anni fa. Beppe Grillo non pensava alla politica (non aveva ancora conosciuto Gianroberto Casaleggio) e portava in giro per l’Italia il suo spettacolo al vetriolo in cui diceva che nei biscotti Barilla c’erano tracce di metalli pesanti. Dall’azienda alimentare arrivarono smentite e minacce di richiesta danni.

Preistoria. Adesso Grillo è un leader politico, Casaleggio il suo scudiero e Guido Barilla è il padre-padrone di Parma, l’unica città italiana in cui un grillino veste la fascia tricolore. Meglio quindi andare d’accordo. Anzi, di più. Così i 5stelle scendono in campo per bloccare la costruzione dell’inceneritore che sarebbe dovuto sorgere non lontano dallo stabilimento Barilla: certo al primo posto vi è quella che chiamano la questione ambientale e di salubrità ma contro l’inceneritore è pure la Barilla che ne fa una questione di immagine e di «percezione da parte dei clienti», ovvero Mulino bianco e inceneritore faticano a coabitare, e i grillini si adeguano e nei loro documenti scrivono che l’inceneritore non s’ha da fare anche per «i costi lievitati e i danni alla Barilla SpA».

E cosa dice il sindaco Federico Pizzarotti appena insediato? «Bloccheremo l’inceneritore». Guido Barilla risponde «bravo» ma non si ferma qui. Il più potente parmigiano invita Pizzarotti in visita ufficiale nello stabilimento e lo riceve con tutti gli onori (insieme ai fratelli Paolo e Luca) e con grande sfoggio di foto sulla Gazzetta di Parma, il quotidiano più letto della città, di proprietà della Confindustria di cui Guido Barilla è il maggiore contribuente, inoltre egli è stato per molto tempo presidente del consiglio d’amministrazione del quotidiano, che sull’avvento-shocking dei grillini alla guida della città ha assunto una linea di gentlemen’s agreement.

«A Parma c’erano un grande fermento e un’assoluta incertezza: una tale instabilità che lasciava aperta la possibilità di qualsiasi risultato», ha detto all’indomani del voto Guido Barilla. «È una città laboratorio nella quale nel periodo pre elettorale si captava un clima di speranza. Detto questo, preciso che l’azienda è sempre stata distante dalla politica. I parmigiani hanno votato Federico Pizzarotti e noi ne prendiamo atto. Certo, Parma ha bisogno di una buona amministrazione, il momento è molto delicato».

L’abbraccio tra Pizzarotti e Barilla potrebbe essere un flirt destinato a diventare politicamente più intimo. Il sindaco infatti ha sondato l’eventuale disponibilità dell’imprenditore a scendere nell’agone politico, portabandiera dei 5stelle, forti dei sondaggi che continuano ad assegnare al movimento di Grillo tra il 15 e il 19 %. Se si impegnano Luca di Montezemolo ed Emma Marcegaglia perché no, seppure su un fronte diverso, Guido Barilla ?

Del resto Beppe Grillo è alla ricerca di un nome altisonante da presentare come candidato-premier alle prossime elezioni. Qualcuno di concreto, la cui immagine risponda alle perplessità di chi teme troppo movimentismo e poca sostanza nella galassia 5stellina. L’identikit porta a Barilla: giovane, dinamico, buon parlatore, serio sia nella vita privata che in quella pubblica, imprenditore di successo.

Grillo è sicuro che le elezioni saranno comunque un successo per i 5stelle e chi li appoggia: «Le elezioni si possono vincere o perdere, in realtà in Italia si pareggiano da sempre, sono elezioni truccate. Vincono tutti, si spartiscono rimborsi elettorali, testate giornalistiche, canali televisivi, banche, concessionari. Tutto. Il movimento 5Stelle partecipa per vincere e vincerà in ogni caso. Sia nel caso straordinario che venga chiamato a responsabilità di governo sia che, come forza di opposizione, faccia da sentinella per i cittadini».

Lo staff della Barilla prima smentisce poi preferisce rifugiarsi nella formula che si tratta della sfera personale. Insomma, l’azienda non c’entra e lui deciderà come crede. Finora aveva rifuggito dalle avances della politica ma Beppe Grillo è lì che aspetta e il suo profeta parmigiano Pizzarotti cerca di fare opera di persuasione. Se Guido Barilla dicesse sì sarebbe un’altra delle geniali idee di Casaleggio, sempre più l’anima pensante, oltre che scudiero, del movimento: è stato lui infatti a suggerire a Pizzarotti di rompere gli indugi e andare all’embrasson nous con Guido Barilla, il quale per altro professa idee assai vicine a quelle grillesche: «Uno pensa che l’alimento sia ciò che c’è nel piatto.

Invece è frutto di un processo, che ha a che fare con agricoltura, allevamento, acqua, gestione delle materie prime. Cose che hanno un impatto significativo sulla vita delle persone. Il nostro obiettivo è offrire spunti di discussione perché, se è difficile pensare di fermare l’evoluzione del pianeta, abbiamo il dovere morale di fare proposte che contribuiscano a uno sviluppo sostenibile».

Ancora: «Rispetto alla mia generazione, oggi i bambini sanno che il mondo soffre e che, in futuro, ci potremmo trovare di fronte a situazioni critiche. Ma non si risolve il problema della fame regalando cibo a chi non ne ha. Non si combattono le disfunzioni alimentari curando le persone con i farmaci: non si può intervenire solo sui sintomi, bisogna andare alle radici. E mangiare meglio». Sembra il blog di Beppe Grillo. Invece è il suo candidato-in-pectore.

In pectore, si diceva, ma non ancora davvero candidato. Almeno secondo Grillo, che nel suo blog ieri ha pubblicato quella che potrebbe sembrare una netta smentita: «Guido Barilla non è candidato per il M5S, né mai lo è stato», ha scritto l’inventore del Movimento a cinque stelle. Ma quel che non era vero ieri e non è vero oggi potrebbe diventare vero domani. E non è un caso che Grillo, nel suo post abbia usato un verbo al presente e un verbo al passato, «non è, né lo è mai stato». Ma forse, anzi probabilmente, nel futuro lo sarà.

FUKUSHIMA, RIPARTE IL REATTORE MA È DI NUOVO PANICO: SISTEMA IN TILT PER 24 ORE

FUKUSHIMA, RIPARTE IL REATTORE MA È DI NUOVO PANICO: SISTEMA IN TILT PER 24 ORE.

    Domenica 01 Luglio 2012 – 13:09

 FUKUSHIMA, RIPARTE IL REATTORE MA È DI NUOVO PANICO: SISTEMA IN TILT PER 24 ORE

TOKYO – La Kansai Electric Power (Kepco), la utility che fornisce elettricità alle regioni di Osaka e Kyoto, si appresta a riattivare il reattore n.3 della centrale nucleare di Oi, in quella che e’ la prima operazione del suo genere dalla crisi di Fukushima seguita al sisma/tsunami dell’11 marzo 2011 e che interrompe il fermo totale dell’energia atomica in Giappone, iniziato ai primi di maggio.

Proprio in questo giorno controverso negli impianti di Fukushima si e’ verificato un imprevisto, al momento risolto. I sistemi di raffreddamento della piscina del combustibile esausto del reattore n.4 della centrale di Fukushima si sono fermati per oltre 24 ore. Il sistema “è ripartito” dopo quasi tre ore di lavori. Lo annuncia la Tepco, il gestore della struttura danneggiata dal sisma/tsunami dell’11 marzo 2011.

Nonostante le proteste anti-nucleari, andate in scena anche oggi presso la struttura che si trova nella prefettura centrale di Fukui, la Kepco ha ricevuto il via libera alla riattivazione da autorita’ locali e governo di Tokyo a far ripartire le unita’ 3 e 4 di Oi in base agli stress test effettuati, anche se alcuni sismologi hanno espresso perplessita’ dato che le misure contro terremoti e tsunami saranno completate in tre anni. La riattivazione del reattore n.3 e’ atteso, come annunciato dalla Kepco, alle ore 21:00 locali (le 14:00 in Italia) con l’estrazione delle barre di controllo che contengono le reazioni di fissione. L’unita’ dovrebbe progressivamente arrivare a pieno regime produttivo intorno a fine luglio o, al piu’ tardi, agli inizi di agosto.

L’arresto sia del sistema principale di raffreddamento sia di quello di emergenza della piscina del reattore n.4 di Fukushima è avvenuto alle ore 6:25 di sabato (le 23:25 di venerdì in Italia) a causa, secondo le prime indagini della Tepco, di un possibile difetto a un modulatore di calore dell’impianto. La temperatura dell’acqua della piscina era di 31 gradi al momento dello stop, con le stime di aumento medio progressivo di circa 0,26 gradi all’ora, mentre le verifiche effettuate hanno permesso di accertare l’assenza di senza perdita di materiale radioattivo. Intorno alle ore 13:00 locali (le 6 del mattino in Italia), invece, la temperatura era salita poco sopra i 40 gradi. Il sistema di raffreddamento della piscina del reattore n.4 ha avuto problemi il 4 giugno scorso, con tanto di sospensione senza conseguenze, ma questa volta la questione senza essere più complessa: la Tepco, in una nota, ha spiegato che ci sono 47 ore per evitare che la temperatura interna dell’acqua raggiunga i 65 gradi, il livello considerato come la soglia massima in linea con i ‘safety standards’.

Napolitano a Venezia, l’omaggio della Amerigo Vespucci – Foto Notizie

Napolitano a Venezia, l’omaggio della Amerigo Vespucci – Napolitano a Venezia, l’omaggio della Amerigo Vespucci – Foto Notizie.

Aggiornato il: 08/06/2012 20.19 | di ANSA, ANSA
Napolitano a Venezia, l’omaggio della Amerigo Vespucci

Napolitano a Venezia, l’omaggio della Amerigo Vespucci

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano saluta i marinai della Vespucci

Torna incubo in Emilia, 16 morti, 350 feriti

Torna incubo in Emilia, 16 morti, 350 feriti – Cronaca – ANSA.it.

Torna incubo in Emilia, 16 morti, 350 feriti

Epicentro tra Modena e Ferrara, la più forte delle scosse di 5.8 richter. Ingv, previste repliche forti. Napolitano, verificare misure preventive. Clini, rivedere mappe rischio

29 maggio, 22:03

Una donna è stata appena estratta viva dalle macerie a Cavezzo. Lo si apprende dai Vigili del Fuoco. Caricata in ambulanza intorno alle 21, lo donna, che ha 65 anni, è stata portata in un ospedale di Modena. E’ rimasta vittima di una premura: era infatti rientrata in casa, in un palazzo di quattro piani via Primo Maggio, nel centro storico distrutto di Cavezzo, per recuperare alcuni indumenti dopo la scossa delle 9 del mattino. Poi il crollo che l’ha travolta. Il palazzo, si apprende, si è interamente sbriciolato. La donna si è salvata perché protetta dalla spalliera del letto.

P.CIVILE,16 MORTI,UN DISPERSO,350 FERITI  – E’ di 16 vittime, un disperso e circa 350 feriti l’ultimo bilancio ufficiale del sisma di questa mattina in Emilia-Romagna diffuso dalla Protezione civile. “Il sistema di risposta attivato dal Dipartimento della Protezione Civile è pienamente operativo, potenziando quello già esistente in seguito al sisma del 20 maggio”, precisa una nota. “L’istituzione di un altro Centro Coordinamento Soccorsi a Bologna – ha fatto sapere la Protezione civile – va a potenziare il modello d’intervento attivato sul territorio. Le Organizzazioni Nazionali e Regionali di volontariato di Protezione Civile hanno messo a disposizione ulteriori moduli assistenziali, posti letto e servizi. Oltre ad un ampliamento del 20% della capacità ricettiva delle aree di accoglienza già attivate”. Ulteriori risorse sono state messe a disposizione dal sistema regionale: “in particolare due moduli da 250 posti messi a disposizione da Anpas – Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze della Lombardia e dall’Ana – Associazione Nazionale Alpini di Treviso sono stati già inviati nei comuni di Novi e di Cento. La Croce Rossa Italiana ha inviato due moduli per 500 posti complessivi a Concordia, mentre a Mirandola e a Cavezzo sono destinati due moduli delle regioni Abruzzo e Friuli Venezia Giulia per un totale di 500 posti. Attivati inoltre i moduli campali di Umbria, Molise, Piemonte e Lazio. Ferrovie dello Stato e Nucleo Genio Ferrovieri hanno messo a disposizione 8 carrozze che arriveranno in serata nel comune di Crevalcore per ospitare circa 400 persone. Conseguentemente sono stati attivati risorse e mezzi per ospitare oltre 4.000 persone da assistere nelle strutture campali. Sempre da stasera saranno disponibili ulteriori posti in strutture alberghiere grazie al potenziamento degli accordi tra la Regione Emilia Romagna e le associazioni di categoria degli albergatori. Al lavoro nelle zone colpite duramente dal sisma sono circa 4.000 unità e 760 mezzi del sistema di Protezione Civile. “Tutte le strutture operative stanno lavorando per assicurare alla popolazione coinvolta la massima assistenza – conclude la protezione civile – e ridurre i disagi di un evento che ha severamente colpito i cittadini ed il territorio”.


(dell’inviato Leonardo Nesti) – Colpita, colpita a tradimento, quando cercava di riconquistarsi un po’ di normalità. La Bassa modenese, dopo nove giorni, è di nuovo ferita da una serie di scosse violentissime che hanno provocato danni a case ed aziende e almeno 16 morti, bilancio provvisorio che si teme possa salire, visto che sono ancora cinque i dispersi. Morti che si aggiungono a quelli del 20 maggio, altri 7: in totale almeno 23 vittime. Si ritrova così in ginocchio, colpita ancor più duramente del già violentissimo e recente colpo, una pianura solidale e laboriosa, una pianura di aria e sole, pittori e matti, campi, fabbriche e campanili che ha visto tremare e crollare, prima alle 9 (avvertita in tutto il nord Italia), poi all’una, quello che la mano dell’uomo ha modellato nel corso dei secoli.

Mirandola, Medolla, Cavezzo, Finale Emilia, San Felice sul Panaro i paesi più vicini all’epicentro, contano i danni e piangono i propri figli. Molti dei quali caduti mentre stavano lavorando, sotto capannoni industriali venuti giù come castelli di carte. Il lavoro, da queste parti, è qualcosa di più che un modo per pagare le bollette, è una specie di religione civile che fa rima con libertà e che è il modo per sentire un fratello qualcuno che è nato dall’altra parte del mondo. Sono almeno una decina i lavoratori morti a causa dei crolli provocati dalla scossa di magnitudo 5.8 che alle 9 ha fatto ripiombare nell’incubo una terra che ormai da più di una settimana vive con l’incubo del terremoto. Toccherà alla procura di Modena, nei prossimi giorni, accertare le cause del crollo dei capannoni.

E far luce, in particolare, sulle modalità con le quali sono stati costruiti, alla luce delle normative antisismiche. L’epicentro, rispetto agli altri eventi sismici, si è spostato di qualche chilometro verso ovest. Fra le vittime anche un prete, che stava cercando di salvare una statua della Madonna nella sua Chiesa. Dopo la scossa violentissima delle 9, si sono susseguiti i terremoti: almeno nove quelli superiori a 4 di magnitudo. A questo punto non si possono escludere nuove forti scosse: la gente della Bassa modenese non rientrerà nelle proprie case. Qualcuno è andato via, trovando alloggio in altre zone: ma la stragrande maggioranza non vuole allontanarsi da casa. Qualcuno passerà la notte in macchina, in molti nei campi, che sono già attivi da oltre una settimana e che sono stati potenziati, soprattutto nelle zone più colpite dagli ultimi terremoti: la protezione civile ha ricevuto 6 mila nuove richieste di assistenza che si aggiungono alle 7.500 già soddisfatte in questi giorni. Nelle carceri delle zone colpite sono state momentaneamente aperte le porte delle celle, ha riferito il ministro Severino, e “tutto il personale è in una situazione di grande lavoro e attenzione”.

I danni si contano, soprattutto, sul patrimonio storico e su quello produttivo. Sono inagibili chiese, palazzi storici, soprattutto quelli che ospitano i municipi, teatri. Ma, oltre a quelli dove ci sono stati vittime, sono moltissimi i capannoni industriali danneggiati. Attorno a Mirandola c’é uno dei distretti del biomedicale più avanzati e produttivi a livello europeo. “E’ tristissimo – ha detto il capo dello stato Giorgio Napolitano che si trovava in visita a Gemona, dove nel 1976 ci fu uno spaventoso terremoto – muoiono gli operai e vengono meno posti di lavoro. Sono convinto che supereremo presto questo momento”. Serve, secondo il presidente “un impegno per verificare come sono andate le cose e se c’erano misure che potevano essere prese in senso preventivo”. L’Emilia fa, ancor di più, appello in queste ore alla propria laboriosità ed alla voglia di rialzarsi presto in piedi. Se ne è fatto interprete il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani che in mattinata ne ha parlato anche con il premier Mario Monti. “Tutto sarà ricostruito – ha precisato Errani – come detto anche da Monti, e la nostra regione non sarà lasciata sola. Questa regione – è stato il suo appello – deve trovare nell’Italia la solidarietà che ha sempre dato con orgoglio e con umiltà all’Italia”. Il ministro dell’ambiente Corrado Clini ha detto che “c’é bisogno di un impegno finanziario straordinario e potrebbe essere in parte coperto superando limiti e vincoli del patto di stabilità.

L’Europa potrebbe capire che si tratta di una situazione eccezionale”. Ma ha anche parlato di aggiornare la mappa del rischio sismico. Della quale questa zona, fino a pochi giorni fa, era ai margini. Il Consiglio dei ministri, convocato per domani, potrebbe decidere di reperire risorse per fronteggiare i danni del terremoto in Emilia anche da un mini-aumento dell’accisa sulla benzina. Secondo quanto si é appreso, questa sarebbe una delle diverse ipotesi che sarà sul tavolo della riunione. Qualsiasi decisione sarà comunque presa solo domani.


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LE VITTIME:

Si chiamava Sergio Cobellini, 68 anni, pensionato, l’uomo morto a Concordia (Modena). Cobellini stava uscendo da una banca, nel centro storico, quando é stato travolto dalla caduta dal tetto di un comignolo. Cobellini abitava a poche centinaia di metri dal luogo dell’incidente. Ex falegname ed ex operaio di alcune fabbriche della zona, da molti anni si era separato dalla moglie e da un paio di anni conviveva con una nuova compagna, Nina Kulapina. Cobellini dalla prima moglie aveva avuto due figli che hanno incarichi manageriali in aziende del Modenese.

Tre i morti nel crollo della ditta Meta di S.Felice sul Panaro. Uno degli operai rimasto vittima era Kumar, 27 anni, del Punjab. La comunità sikh si è radunata davanti ai cancelli per “aiutare e pregare”. “Kumar era stato chiamato dal proprietario perché la ditta doveva andare avanti. E lui – ha detto Singh Jetrindra, rappresentante della comunità – è dovuto andare a lavorare perché non poteva perdere il posto”. Kumar è morto assieme ad un altro operaio marocchino e ad un ingegnere italiano che stava eseguendo i controlli di stabilità all’interno della fabbrica metalmeccanica.

“Ho visto crollare il capannone ma sono riuscito a scappare appena in tempo. Sarebbe bastato un secondo in più e ci sarei rimasto sotto”. Enrico è uno degli operai della Bbg di San Giacomo dove sono morte tre persone, fra cui il titolare. L’azienda lavora nell’indotto del Distretto biomedicale dove, nella zona di Mirandola, hanno sede alcune delle più importanti aziende europee. “Appena ho sentito la scossa – ha raccontato – sono immediatamente uscito e ho visto crollare dietro di me il capannone. Se avessi tardato anche un solo secondo probabilmente ci sarei rimasto sotto”. Alla Bbg sono morte tre persone ed è uno dei tanti capannoni industriali della zona che hanno subito pesanti danneggiamenti.

Don Ivan Martini è morto nel crollo della chiesa della Stazione di Novi, a Rovereto, nel Modenese, perché avrebbe tentato di mettere in salvo una piccola statua della Madonna durante il sisma che ha distrutto la sua chiesa. Don Martini era in sopralluogo con i vigili del fuoco ma si sarebbe attardato a prendere la statuetta. Secondo quanto appreso don Ivan è rimasto schiacciato da una grossa trave caduta durante il crollo.

Un altro parroco, a Carpi, dato inizialmente per morto sembra essere rimasto invece ferito nel crollo di una parte del duomo.

I soccorsi sono ancora in corso, si scava tra le macerie anche alla stessa Bbg, perché oggi come domenica scorsa, soprattutto chi era al lavoro anche per fare le verifiche statiche è rimasto intrappolato nelle macerie. Ai soccorritori si sono uniti cinquanta militari del Genio Ferrovieri di Bologna, con relativi mezzi, mobilitati per far fronte all’emergenza. Si sommano ai militari già in azione dai giorni scorsi. Una ventina di genieri con 4 mezzi si sono già diretti a Cappelletta del Duca, presso S. Felice sul Panaro. L’appello della Protezione Civile è anche a lasciare libere le stradale, come la Statale 12 del Canaletto, che unisce Mirandola a Modena, via preferenziale per i soccorsi. Oltre ai crolli nei comuni prossimi all’epicentro (Medolla, Mirandola e Cavezzo) ne sono stati registrati anche a a Mirandola (coinvolti il duomo e la chiesa di San Francesco), Finale Emilia e San Felice sul Panaro.

Nel bolognese, il centro storico di Crevalcore è stato sgomberato solo lì ci sono nuovi 2.000 sfollati. Intanto non si giocherà Italia-Lussemburgo, amichevole prevista stasera a Parma. Lo ha deciso la Federcalcio, d’intesa col Comune, la Prefettura e la Provincia di Parma. Nelle zone colpite dal sisma il capo del Dipartimento Gabrielli e il presidente della regione Vasco Errani. Nel pomeriggio sarà a Modena il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri.


«Mi chiamo Melissa, che succede? Poi ha chiuso gli occhi per sempre» - Il Mattino

21 Maggio 2012 Commenti chiusi

«Mi chiamo Melissa, che succede? Poi ha chiuso gli occhi per sempre» - Il Mattino.

«Mi chiamo Melissa, che succede?
Poi ha chiuso gli occhi per sempre»

Il racconto del medico che l’ha soccorsa: si è spenta tra le mie braccia

dal nostro inviato

Marida Lombardo Pijola

BRINDISI – Gli occhi della ragazza erano fari accesi nel volto incenerito, erano pozzi grandi e profondi di paura, e lei li ha dilatati così che raccogliessero tutto il suo stupore, e li ha piantati negli occhi del dottore che l’assisteva in ambulanza, e ha detto «mi chiamo Melissa», e ha chiesto «che è successo?», e poi si è addormentata.

La vita di Melissa, racconta quel dottore, se n’è volata via così, scivolando sul soffio di quel nome un po’ da principessa e un po’ da fata. Un nome sussurrato con l’ultima esalazione di energia. Così è morta Melissa, lasciando sospeso il suo interrogativo, lo stesso che ora assilla chiunque le sia sopravvissuto: che è successo?

Melissa Bassi da Mesagne, 16 anni, detta Trizza, treccia in salentino, per l’acconciatura da bimba delle sue chiome lunghe e vaporose. Melissa che sorrideva sempre, e sorrideva a tutti. Melissa dai capelli rossi e dalle efelidi sull’epidermide bianca come il latte, dagli occhi grandi e accesi, dalle ciglia lunghe come quelle di una bambola, dal viso grazioso e regolare. Melissa un po’ Pippi Calzelunghe e un po’ Jennifer Lopez, a cui sapeva di assomigliare un po’. Melissa che amava la musica, e la moda, e cantava, e digitava su Facebook, e sognava di fare la stilista ma studiava da assistente sociale, e faceva ciò che fanno tutte le altre, e come tutte le altre era viva, viva fino a ieri.

«Era bella», «era un angelo», «era sempre allegra», «era dolcissima», era com’è ogni ragazza alla sua età, come ogni ragazza della sua età viene consegnata alla memoria, con garbo, con delicatezza, con amore, quando muore. Melissa è già sublimata, è già perfetta, nel ricordo dei suoi compagni, di Noemi e Annachiara, di Eddi e Giangiacomo, di tutti quelli che sarebbero potuti morire al posto suo, ghermiti nel mucchio da una bomba davanti alla scuola dove studiano, lasciando sospeso pure loro quell’interrogativo che ora lanciano con rabbia, con dolore: «Ma noi che c’entriamo?».

«Non è possibile che la mafia se la prenda coi ragazzi», «qui a Brindisi queste cose non succedono», «dev’esserci un’altra spiegazione». Cercano spiegazioni introvabili, inaccessibili, inaccettabili, piangono tutti assieme nei corridoi dell’ospedale Perrino, i ragazzi della scuola Morvillo Falcone. Si aggirano nei corridoi a caccia di notizie, cercando di salutare le quattro compagne ricoverate lì. Parlano di Melissa e della mafia, in un innaturale intreccio di pensieri, di paure, nel quale si è ingorgata la loro vita.

Raccontano di «mamma Rita che diventerà pazza di dolore, lei era figlia unica», e delle cosche di Mesagne; del «gatto Punto, che Melissa per lui stravedeva», e della mafia salentina, di quella sagoma inquietante che si è materializzata all’improvviso, lasciando cadere le barriere tra il loro diritto alla serenità e il terrore, tra la barbarie e l’umanità, tra gli uomini e i mostri. Che sia stata la mafia oppure no.

«Di mafia parliamo sempre a scuola», «abbiamo vinto anche un concorso», ma cosa c’entra, questo, con le loro vite? Che ne sapevano, Melissa e gli altri, che puoi viverci assieme, con la mafia, senza riconoscere la risonanza delle sua barbarie? Che ne sapevano, che Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, al quali il loro istituto è intitolato, non sono eroi di un secolo lontano, come quelli delle scuole Cavour, Mazzini o Garibaldi; che sono eroi vicini, nella continuità di un tempo che potrebbe persino rivelarsi meno feroce di quello in cui vivono loro. Un tempo nel quale si ammazzavano i magistrati, i bimbi no. E che ne sapevano, i compagni e gli amici di Melissa, che un giorno avrebbero potuto citare le nuove possibili vittime di mafia dal registro delle loro classi, e raccontare anche loro, per conoscenza diretta, i nuovi eroi.

Intanto, che sia stata la mafia oppure no, «torneremo a scuola martedì per dire no alla violenza e ricordare Melissa», «e ce la porteremo per sempre nel cuore», e il suo epitaffio sarà la sua innocenza, la sua normalità.

Melissa che viveva in un piccolo e modesto appartamento della città a otto chilometri da Brindisi dov’è nata la Sacra Corona Unita, e mai avrebbe pensato che questo potesse riguardare la sua vita. Melissa figlia di Roberto, 48 anni, piccolo artigiano e piastrellista, e di Rita, 45 anni, casalinga e parrucchiera a tempo perso, alla quale era legata in maniera viscerale, e che non ha retto alla notizia, e si è sentita male, e l’hanno portata in ospedale.

Melissa coccolata dai suoi come una principessa, e che giocava ancora come una bambina, e che portava da mangiare ai gatti. Melissa che era adorata dai suoi amici, e non andava in discoteca, e preferiva passare i pomeriggi nella villa, il punto di ritrovo del ragazzi di Mesagne. Melissa che si svegliava alle sei per arrivare in tempo in istituto, ed era tra le prime della classe. Melissa innamorata del suo Mario, il diciottenne che studiava alle scuole serali, col quale era fidanzata da sei mesi. Melissa che adorava Kate Perry, e la canzone Teenage dream. «We can dance until we die. We’ll be forever young», cantava a memoria. Senza sapere che, alla sua età, può capitare di morire per davvero. Prima ancora di aver cominciato a vivere. Non solo per amore.

l’Ode dis-Onorevole……..

19 Maggio 2012 Commenti chiusi

I Parassiti…di Monte Ciborio.

( di Nicola Ambrosino)

 

Ha i parassiti… il pelo dei cani,

i cuscini da letto e i nostri divani;

dentro la pancia, nell’intestino…

ha il parassita la donna e il bambino.

 

Fa il parassita il pesce, nel mare…

se il caldo ti soffoca e prendi a sudare;

ha il parassita il cavallo e la mucca…

quando la donna, allo specchio, si trucca.

 

Pure il denaro, lì a MONTECIBORIO…

fa il parassita ed è a tutti notorio,

si chiama “Onorevole”, è di forma bislacca…

che presto, sovente in quel posto si attacca.

 

Di colori diversi, di destra o sinistra…

si attacca al denaro, appena amministra;

se poi del Governo, diventa Ministro…

ti succhia il tuo sangue, con fare sinistro.

 

Questo di tutti… è il più pericoloso…

lo vedi in TV…con far pernicioso…

ti parla, promette, ti riempie di balle…

ti succhia il denaro…e si attacca alle Palle!

Spunta la tassa su cani e gatti poi il relatore ci ripensa e la ritira – Economia e Finanza con Bloomberg – Repubblica.it

Spunta la tassa su cani e gatti poi il relatore ci ripensa e la ritira – Economia e Finanza con Bloomberg – Repubblica.it.

Spunta la tassa su cani e gatti
poi il relatore ci ripensa e la ritira

Una proposta, in dirittura d’arrivo in commissione alla Camera, prevede che i Comuni possano istituire una tariffa per proprietari. Obiettivo: finanziare il contrasto al randagismo. Proteste di Enpa, Legambiente, Lav. Il sottosegretario Polillo: d’accordo. Poi si corregge: scherzavo. Dietrofront del parlamentare che aveva presentato il progetto

 ROMA - Una tassa comunale su cani e gatti. La prevede una proposta di legge all’esame della commissione Affari Sociali della Camera. Il sottosegretario all’economia, Polillo, si dice d’accordo. Ma la notizia fa esploderepolemiche e proteste 1, soprattutto nel mondo animalista. Fino al dietrofront dello stesso relatore. 

La proposta – nata da un’iniziativa di Jole Santelli e Fiorella Rubino Ceccacci, del Pdl – prevede che i Comuni possano istituire una tariffa per i proprietari di cani e gatti e finanziare così iniziative contro il randagismo. La commissione ha completato l’esame del provvedimento e ora il testo è alle altre commissioni competenti per i pareri e dunque vicino all’approdo in Aula. Durante l’iter è stato anche approvato un emendamento dell’Idv che esonera dalla tassa “i cittadini che hanno adottato un cane o un gatto in una struttura comunale”. Il sottosegretario Polillo ha detto di condividere la proposta “in linea di principio”. Ma quando la notizia rimbalza sulle agenzie, si scatena il putiferio. Tanto che lo stesso Pdl, per bocca del capogruppo Fabrizio Cicchitto, prende le distanze dal provvedimento: “Per quanto ci riguarda, non passerà alla Camera”. E anche il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, ha cercato di calmare gli animi via Twitter: “Tranquilli nessuna tassa sugli animali domestici – ha scritto Polillo -. La mia era solo una battuta nei confronti di un deputato che l’aveva proposta”. E anche il relatore, Gianni Mancuso – sempre del Pdl – precisa: “Quella sui cani e i gatti “era una tassa di scopo, pensata per permettere  ai Comuni di attivare un piccolo capitolo di spesa con cui affrontare la gestione degli animali, come i cani randagi o le colonie feline”. E aggiunge che è pronto a far togliere l’imposta dal disegno di legge.

Secondo il testo – da cui ora tutti prendono le distanze – “i comuni possono deliberare, con proprio regolamento, l’istituzione di una tariffa comunale al cui pagamento sono tenuti i proprietari di cani e gatti e destinata al finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto del randagismo e dell’abbandono quali incentivi per l’adozione di animali d’affezione”. Prudente il commento del presidente Anci, Graziano Delrio: “La tassa sui cani e sui gatti non è in cima alle nostre priorità ma è vero che si spendono soldi pubblici per canili e gattili”. 

Commenti:

  1. Mettiamo invece una bella tassa sui figli dei politici, visto l’immancabile nepotismo e il rischio che si riproducano incompetenti, incapaci e inconcludenti, almeno o si rientra di qualcosa o progressivamente si estingue la specie. Ho fatto un commento assurdo? Bene! Allora ho ottime probabi…

    Inviato da nometemporaneo il 18 maggio 2012 alle 21:04

  2. Se e’ vero che si spendono soldi pubblici per canili e gattili, allora la tassa bisogna farla pagare a chi non ha un cane o un gatto. Non a chi contribuisce a limitare la spesa pubblica verso queste strutture tenendo con amore degli animali in casa! Vergogna!

    Inviato da curioso1970 il 18 maggio 2012 alle 21:04

  3. Il problema principale è il fatto che tutti noi a questi politici li paghiamo pure per pensare queste cose!!!! Meditiamo un pò di più nelle cabine elettorali!!!

    Inviato da dan07 il 18 maggio 2012 alle 21:04

    Altri articoli:

    SPUNTA LA TASSA SU CANI E GATTI. SERVIRÀ PER LA LOTTA AL RANDAGISMO.

Trotaelode.com: «Scarica la tua laurea» – Video – Corriere TV

COMUNALI, SCHEDA CON 5 EURO A TREVISO: SONO PER LA FAMIGLIA DEL TROTA

COMUNALI, SCHEDA CON 5 EURO A TREVISO: SONO PER LA FAMIGLIA DEL TROTA.

 

Martedì 08 Maggio 2012 – 16:42

BREDA DI PIAVE – Cinque euro dentro una scheda elettorale, con scritta dedicata a qualcuno in particolare: «Per la famiglia del Trota». Lo scherzo della scheda con i soldi è avvenuto a Breda di Piave, un comune di 8mila abitanti nei pressi di Treviso. Il gesto fa ancora più rumore proprio perchè ci troviamo in ‘zona’ Lega Nord, e manifesta il cambiamento d’umore nei confronti del Caroccio e della famiglia Bossi in particolare.

Commenti:

alle prossime elezioni

x protesta alle prossime elezioni , mettiamo tutti 5 euro x la sovvenzione dei partiti. accattoni

commento inviato il 09-05-2012 alle 04:33 da mariopell

 

hahahaha

chi di coltello ferisce di coltello perisce… strunz!

commento inviato il 08-05-2012 alle 17:41 da mifatesckifo

 

quel piottaro del trota e’ pure corso a prenderseli

commento inviato il 08-05-2012 alle 17:29 da claudio60

curiosità…..

16 Aprile 2012 Commenti chiusi
Sior Tito Brontolon
10 Giugno 2011 a 18:39 | #77
…L’eolico non va’ bene perchè produce inquinamento (credo elettromagnatico)? bene facciamo ricerca in un’altra direzione magari non so’ costeggiando le strade e autostrade i pannelli fotovoltaici, oppure mettere le ventole dell’eolico in mezzo al mare………insomma bisogna assolutamente trovare mezzi alternativi per produrre energia rinnovabile che abbiano il minor impatto ambientale possibile…..
a suo tempo scrissi ciò e sembrò un’idea un po’ strampalata !!!

Ecco l’asfalto fotovoltaico

nteressante novità dal campo del fotovoltaico, dove una azienda statunitense propone l’asfalto fotovoltaico. Anche se il progetto è molto ambizioso le premesse per una buona riuscita ci sono tutte. In pratica l’asfalto fotovoltaico coniste nella pavimentare le strade con pannelli fotovoltaici speciali in grado di catturare i raggi solari e di trasformarli in energia.

LEGGI ANCHE: PaveGen: Ricavare energia dall’impatto dei piedi sul marciapiede

I risultati dei primi test sono davvero interessanti, con un’irraggiamento medio di 4 ore al giorno ciascun ogni pannello fotovoltaico è in grado di produrre 7,6 kwh al giorno. L’energia ricavata dall’asfalto fotovoltaico può essere immesso nella tradizionale rete elettrica oppure rifornire apposite colonnine distribuite lungo il percorso per la ricarica delle batterie delle auto elettriche.

Ma la strada della realizzazione dell’asfalto fotovoltaico non è privo di difficoltà. Ad esempio, è stato superato abilmente il problema della resistenza dei pannelli solari da inserire nell’asfalto facendo ricorso a vetri antiproiettile. Resta però quello legato alla superfice lisca dei panelli stessi, che è poco si concilia con la sicurezza della guida. In questo caso la soluzione potrebbe essere l’uso di migliaia di piccoli prismi che permettono l’ideale adesione dei pneumatici al terreno.

Per ora la sperimentazione sarà avviata negli USA, speriamo di poter presto vedere anche in Italia l’asfalto fotovoltaico.