Angolo poetico

questo spazio è riservato alla poesia, di autori noti e meno noti, non ha importanza purchè sia piacevole leggerla

  1. Luna Rossa
    24 Dicembre 2011 a 22:58 | #1

    @Tore

    @cla
    contraccambio gli auguri
    che possiate, Voi e tutti, trascorrere serenamente queste feste…. un abbraccio ;)

  2. cla
    24 Dicembre 2011 a 10:33 | #2

    Aggiungo i miei Auguri.
    Un po’ di piu’ per Bainzu che oggi compie gli anni!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    :-D

  3. Tore
    24 Dicembre 2011 a 9:25 | #3

    Nella notte santa.

    Consolati, Maria del tuo pellegrinare
    siam giunti,
    ecco Betlemme ornata di trofei,
    presso quell’osteria potremo riposare,
    chè troppo stanco sono e troppo stanca sei

    In campanile scocca
    lentamente le sei.

    Avete un po di posto, o voi del Caval grigio?
    un po di posto per me e per Giuseppe?
    Signori, me ne duole: è notte di prodigio;
    son troppi i forestieri, le stanze ho piene zeppe

    Il campanile scocca
    lentamente le sette.

    Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
    Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
    Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi,
    tentate al Cervo bianco, quell’osteria più sotto

    Il campanile scocca
    lentamente le otto.

    O voi del Cervo bianco, un sottoscala almeno
    avete per dormire? Non ci mandate altrove.
    S’attende la cometa, tutto l’albergo ho pieno
    d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove

    Il campanile scocca
    lentamente le nove.

    Oste dei Tre merli, pietà d’uno sorella,
    pensate in quale stato e quanta strada feci!
    Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella;
    son negromanti, magi, persiani, egizi, greci

    Il campanile scocca
    lentamente le dieci.

    Oste di Cesarea: un vecchio falegname?
    Albergarlo? Sua moglie? Albergarlo per niente?
    L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame;
    non amo la miscela dell’alta e bassa gente

    Il campanile scocca
    le undici lentamente.

    La neve! Ecco una stalla!
    Avrà posto per due?
    Che freddo! Siamo a sosta,
    ma quanta neve, quanta!
    Un po ci scalderanno quell’asino e quel bue;
    Maria già trascolora,
    divinamente affranta

    Il campanile scocca
    la mezzanotte Santa.

    Guido Gozzano

    ….. A TUTTI VOI I MIEI AUGURI DI BUON NATALE…..

  4. Tore
    30 Marzo 2011 a 15:31 | #4

    @Biocite
    Leggi questa poesia in limba, l’ho rilevata da un libro ed è stata composta dal mio nonno paterno quando stava in Albania.

    Gravellu
    Rita happo arrecciu su gravellu
    su che tue a Albania m’has mannadu
    discis ca a innoghe est arribau
    friscu, elegante e tanti bellu.
    Cando penso ibue fiada piantadu
    mi attis sentimentu e prestuellu
    ca fiat prantadu in Perd’e Maria
    gravellu de sa patria natia.
    Est arribadu tantu graziosu
    cun un odore bellu profumante
    chi possidia sas musas de Dante
    t’haia ponner unu muttu vantaggiosu.
    Ma pagu mind’accatto de sas musas
    Rita cando da liggidi d’iscusada.
    Gravellu a mie al dau consolu
    gravellu a mie al dau allegria,
    non has consoladu a mie solu
    has mudadu tuttu s’Albania.
    Mind’has pesadu de sa testa su dolu
    chi nudda cuntentesa possidiat
    benidu de sos terrenos de dulzura
    a mie mind’has pesadu sa tristura.
    Gravellu ses naschidu a Bauponte
    vicinu a su monte Gennargentu,
    tocca gravellu e torrarind’andare
    ca innoghe ne perdes su colore,
    non du bides comment’est Salbadore
    ca non di pode sa cara torrare
    de sa malarica a su forte calore
    est suggettu sa pedde a che lassare,
    chi tind’hannas megnus creo
    e naraddis commente soe eo.
    Naddis de s’abitazione,
    de sa vida chi soe faenno
    naddis ca soe sempre pragnenno
    in mesu de granatas e de cannones
    apprus ca soe inoghe bivende oscuru
    manco sos de idda m’iscriente prusu.
    Grazie de su regalu chi m’has fattu
    mancu nudda ti potho torrare
    saludo a tie sos pippios tottu in pare
    cun sa parentela ne soe gratu.
    Pobiddu tuo cun s’esonero fattu
    da bies prestu a domo torradu.

    Badore

  5. cla
    26 Novembre 2010 a 9:10 | #5

    Non sempre si tace per vuoto di pensiero, per mancanza di coraggio, o per volontà di fuga.
    Non pensare mai che tacere sia necessariamente “non sentire”.
    Non pensare mai che il silenzio sia dimenticanza, indifferenza, oppure ancora gelo o lontananza.
    Talvolta è una costrizione di natura tecnica, o la conseguenza imposta dalla contingenza inesorabile dei miseri fatti quotidiani. Tal’altra è un obbedire dolce a comandi misteriosi che provengono da dentro, che lasciano l’animo sospeso in quella magica regione dove insieme alle parole non ancora inventate abitano quelle già pensate e non ancora dette.
    E’ uno stato transitorio, il tempo del silenzio, che può portare a niente, lasciando tutto come prima, o essere foriero di cose tutte nuove e fino a quel momento sconosciute. In quello strano momento un pensiero può essere rimosso e sostituito , oppure un’altro se ne aggiunge per fargli compagnia creando così una nuova suggestione. Può durare una stagione intera, oppure da un quarto di luna calante alla gobba luminosa rivolta a ponente, o ancora solo il tempo necessario per passare dall’alba all’imbrunire. Poi un niente basta, un sorriso, un ricordo, un raggio di sole tra due nuvole, una carezza in riva al mare, un messaggio inaspettato, un brivido leggero e la parola, così com’era andata via, all’improvviso torna e tutto ricomincia.

  6. cla
  7. Luna Rossa
    30 Giugno 2010 a 23:13 | #8

    @cla
    hai decisamente passato dei bei giorni e son felice per te,ed a quanto pare hai provato forti emozioni.
    In parte le ho vissute anche io, circa 30 anni fa, ma le mie furono ferie di grande movimento, fatte con un gruppo troppo disomogeneo negli interessi, ragion per cui ho assaporato meno dello splendore storico (gli amici con cui ero, volevano solo far mare)
    Managgia, sapere che c’era il commissario Montalbano, venivo pure io :-)
    Ecco, il mio momento di relax è finito.
    Vado ad accompagnare l’amica di Flo, a casa.

  8. Luna Rossa
    30 Giugno 2010 a 18:55 | #9

    @cla
    arrivo a casa ora, dopo una giornata pesantissima sul lavoro.
    Telefonata di Flo “mammina (già sospetto qualche favore) posso invitare a cena G. ?”
    le dico che non ho molto in casa, ma che provvederò a fare un po’ di spesa, invito accordato!
    “Mammina, se poi facciamo tardi (è sicuro che faranno tardi), possiamo accompagnarla a casa noi?” (dall’altra parte della città, tempo minimo di percorrenza 40′ minuti andare 40′ tornare… sigh :-( )
    Va beeeeeene Flo….
    Ok
    Metto la pentola sul fuoco, nel frattempo scendo a fare la spesa, poi cucinerò per stasera e per domani a pranzo, laverò i piatti e….. finalmente avrò il tempo per leggere del tuo viaggio….. se sopravvivo ;-)
    a dopo

  9. cla
    30 Giugno 2010 a 10:26 | #10

    Lascio il racconto del nostro viaggio in questa pagina. Non che sia poetico, ma non sapevp dove postarlo altrimenti:

    La partenza era attesa con trepidazione.
    I giorni a venire erano nostri, in un luogo completamente diverso
    per mentalità, clima, cultura.
    Optavamo per l’ abbigliamento prettamente estivo, cosa che in seguito
    risultava sbagliato ma che era fonte di grande ilarità.
    Il sole era forte, inesorabile, ma un venticello fresco e costante, quasi
    freddo la sera, rendeva la temperatura vivibile. L’aria era secca.
    Non sudavamo mai.

    La prima passeggiata ci portava ad Ibla.
    Se posso permettermi di essere sfacciata dico che la cosa più stupefacente
    per noi erano gli abitanti
    Bastava un accenno ad una canzone per farli cantare e battere le mani.
    I sorrisi, la chiacchiera facile, la spontaneità e la disponibilità appartengono loro di natura.
    Non era difficile trovarsi subito a proprio agio.

    La prima sera l’abbiamo passata con amici a Vittoria, divertendoci e mangiando le delizie del posto come pesce crudo e cotto e vari dolci

    Un palazzo in stile veneziano, che ostenta ancora gli antichi sfarzi, stava muto e paziente a contrastare il barocco locale.
    L’atmosfera era festosa, le illuminazioni parlavano di sacro, di ricorrenza religiosa.
    L’allegria echeggiava in tutti i vicoli, riscaldando l’aria fresca e la voglia di essere.

    Negli altri 2 giorni abbiamo visitato molti luoghi.
    Il barocco faceva ovunque da padrone.
    Un barocco quasi sempre abbandonato. Edifici bellissimi, ma spesso piangenti, urlando vendetta.
    Girando per i vicoli a contemplare l’arte antica, trovando una chiesetta
    aperta entravamo. Parole dette con enfasi dal parroco ci inondavano la
    nostra mente:
    “E’ da molti mesi che non recitiamo il rosario, perché non c’erano le condizioni per farlo.
    Non c’era armonia, amore. Io vi esorto ancora: Amatevi gli uni gli altri.
    ……………dimenticate l’astio e discordie. Ricordatevi che la ricompensa non vi sarà data qui, ma nei cieli. …………”
    Parole mirate, spiegate. Forse assimilate.

    Una cosa che saltava all’occhio era che non si scorgevano molte donne per le vie. Ero l’unica in quel momento ad ammirare l’arte del barocco e a passeggiare. Molti erano gli sguardi puntati dai frequentatori dei bar. Tanti che intimorita ho preso la mano di Angelo nascondendomi dietro di lui, facendomi scudo e coraggio, stupendolo divertito.

    Passando da un paese all’altro una natura triste e sconsolata faceva da accompagnatrice fedele. Vasti campi giallo secco ospitano maestosi e silenziosi alberi vedetta. Alcuni nella chioma verde nascondono lacrime verdi. Lacrime che col tempo diventeranno scuri, commestibili.
    Lacrime che parlano di un agricoltura quasi abbandonata.

    Strada facendo le auto sfrecciavano sempre ed ovunque, indisciplinatamente e per mio grande spavento.
    Temevo ogni volta che schizzavano via come i chicchi di grano che vanno incontro alla pietra.
    Timore che mi rendeva irascibile e impaurita, facendo apparire macchie
    rosse pruriginose sulle mie braccia

    Un ennesimo cartello, visto anche in altri luoghi, avvertiva che era proibito
    parcheggiare lungo il mare poiché erano in corso riprese televisive.
    Girava voce che un commissario provasse le sue scene facendosi anche
    fotografare insieme a chi lo desiderasse.

    Poi il mare, azzurro limpido che si stendeva sotto il sole con calma in attesa di scaldarsi. Mi limitavo a bagnare i piedi. Subito la sabbia fine ne prendeva possesso e ci restava attaccata a lungo.

    Abbiamo visitato molti luoghi.
    Ognuno ci colpiva per il proprio fascino, la propria storia.
    La nostra fantasia ci portava in altre epoche, cercando di capire la cultura
    e mentalità odierna,
    cercando di capire anche attraverso il dialogo con le persone anziane del
    posto.

    Visita corta, ma intensa.
    Abbiamo visitato una piccolissima parte della Sicilia, forse non la più bella,
    ma una parte loquace pur stando in silenzio e che lascerà impressioni
    indelebili.

  10. Laura
    31 Marzo 2010 a 19:38 | #11

    @Tore
    e com’è che su burrincu non ha tutte quelle doti?

    Son mite, non lo prendo a mattarellate e nemmeno lo colpisco col ferro da stiro
    tira calci (per scherzare) ma li tira… non li prende…
    nelle somme non è un somaro, ma chissà com’è i conti li fa quadrare a suo vantaggio sempre..
    A squola è andato ma da buon somaro si è ritirato al 5 anno delle superiori (errori di gioventù, io gli avrei fatto il mazzo perchè proseguisse ma ha avuto cattive consigliere..)

    Senza stipendio è vero ma in quanto a lavorar sodo….
    le carote non gli piacciono e l’avena non sa cosa sia
    spendere spende però è vero che non gioca in borsa… e con che euri?

    Quando non vuol sentire, non sente nemmeno se gli urlo nelle orecchie..
    Baratto su burrincu con il somarello della poesia. :-D

  11. Tore
    31 Marzo 2010 a 16:14 | #12

    @Alighieri
    Ah Dante, beccati questa…

    Phoesia demenziale… l’asino

    Tiri il carretto e di botte ne prendi
    tiri di calci e così ti difendi.
    tiri un sospiro con quei ragli tremendi
    tiri le somme ma sbagli gli addendi.

    Se vai a squola tu non apprendi
    perchè le nozioni tu non comprendi,
    con gli insegnanti a patti non scendi
    ma quel diploma purtroppo non prendi.

    Lavori sodo ma senza stipendi,
    carote e avena, nient’altro pretendi;
    se ti do i soldi tu poi non li spendi,
    non giochi in borsa, non compri e non vendi.

    Ti sussurro all’orecchio ma tu non rispondi,
    mi guardi sornione con quegli occhi profondi.

    Sublime creatura…. Deh!!

  12. Alighieri
    30 Marzo 2010 a 9:17 | #13

    fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

    Avete profanato lo spazio della “poesia”
    ditemi cosa c’è di poetico nelle macellerie, in Silvio e nei culi all’aria
    sarete tutti condannati a vivere all’inferno (almeno risparmierete sul riscaldamento) chiedendovi dove avete sbagliato.

    Luogo è là giù da Belzebù remoto
    tanto quanto la tomba si distende,
    che non per vista, ma per suono è noto

    d’un ruscelletto che quivi discende
    per la buca d’un sasso, ch’elli ha roso,
    col corso ch’elli avvolge, e poco pende.

    Lo duca e io per quel cammino ascoso
    intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
    e sanza cura aver d’alcun riposo,

    salimmo sù, el primo e io secondo,
    tanto ch’i’ vidi de le cose belle
    che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.

    E quindi uscimmo a riveder le stelle.

    (prima o poi se ne esce :-) )

  13. Silvio
    28 Marzo 2010 a 9:06 | #14

    Parrocchia a me?
    Che dici?
    Sono divorziato!!! E scomunicato!!

    Con il Quoziente d’Intelligenza che e’ tutto mio, – meglio un liceo femminile………….
    o una macelleria………….quanta carne fresca……….!!!! Mmmmmhhhh

  14. tito
    27 Marzo 2010 a 18:41 | #15

    @silvio
    non dirmi che vuoi anche una parrocchia? sei insaziabile!!!!!!!
    PS:guarda che i preti non sono pedofili……..eccetto qualche caso!!!!

  15. silvio
    27 Marzo 2010 a 18:36 | #16

    @cla
    già, e se sono minorenni meglio ancora!

  16. cla
    27 Marzo 2010 a 18:25 | #17

    ………..
    se sono giovani si…………

  17. Sardus pater
    27 Marzo 2010 a 16:53 | #18

    @cla
    Sinceramente ignoro anche io cosa siano i pettolotti, ma…. se per trovarli occorre prostrarsi col posteriore rivolto in alto….
    Boh! Sarà un bello spettacolo?

  18. tito
    27 Marzo 2010 a 16:33 | #19

    @Sardus pater
    speriamo no di Silvio secondo Luttazzi……

  19. cla
    27 Marzo 2010 a 15:59 | #20

    ( a dire il vero raccologno i Traxacum, ossia i dente di leone, detto nel veronese : raicci (l’ho italianizzato in radicci )o anche detti pissacani………
    a volte si trovano anche i pettolotti, ma non ho mai saputo quale fosse il nome botanico)

  20. cla
    27 Marzo 2010 a 15:03 | #21

    ZZZZZ……Sardus……….
    ma l’ho scritto: (non stanno aspettando niente)
    raccologno radicci di campo e poiche’ la terra e’ bassa li raccolgono a mo’ di inchino……………

    Flash: e se le mandassimo nel prato di villa Arcore? Il prato sarebbe disinfestato dai radicci e Silvio felice perche’ crederebbe di essere venerato ahahahahahahaah e adorato ahahahahahahahahahah

  21. silvio
    27 Marzo 2010 a 14:31 | #22

    @Sardus pater
    ahhhhh la poesia!!!!!!!!!
    la primavera!!!!!
    le radici!!!!

  22. Sardus pater
    27 Marzo 2010 a 14:19 | #23

    @cla
    Mi ha colpito la descrizione delle donne col posteriore verso l’alto. In attesa di che?

  23. cla
    27 Marzo 2010 a 12:04 | #24

    la stanza della primavera l’ho vista solo dopo aver postato. Forse ci sono troppe stanze :-) .
    Ma questa non e’ sbagliata. E comunque e’ l’angolo poetico e le fiabe ci possono stare.

  24. tito
    27 Marzo 2010 a 11:47 | #25

    @luna rossa
    si è vero c’è anche la pagina sulla primavera, ma anche tu hai reclamato fuori posto…………la stanza dei reclami esiste ancora!!!!!!!!!!!!!!

  25. luna rossa
    27 Marzo 2010 a 11:43 | #26

    Il “perchè averne” della parentesi è riferito al padrone :-D

  26. luna rossa
    27 Marzo 2010 a 11:42 | #27

    però io reclamo…. c’era la pagina dedicata alla primavera (sempre all’interno dell’angolo poetico) e vi siete messi a fare disquisizioni sulla primavera senza nemmeno dare un occhio al pesco in fiore :-(

    Tito, ma tu ce l’hai con gli orsi eh? qui escono dal letargo, nell’altro post sono feriti….

    Sardus, io sono per i gatti… dovessi reincarnarmi in un animale non sceglierei il lupo (nella storiella è pure “carogna”) e nemmeno nel cane, che se è vero che dimostra fedeltà al suo padrone (ma perchè averne?), a volte è troppo sottomesso ….
    Miaoooooooooooo!!!!!!!!!!! ;-)

  27. cla
    27 Marzo 2010 a 11:25 | #28

    Volevo semplicemente dire che i prati (almeno qui) sono fioriti,
    che l’aria e’ piu’ tiepida,
    la gente piu’ sorridente,
    i riscaldamenti spenti.
    Sembra in tutto e per tutto che la primavera sia arrivata.
    E poi c’e’ un’altra cosa: mia nonna disse sempre che quando i campi sono pieni di donne col posteriore verso l’alto era segno dell’arrivo della primavera (infatti ci sono: stanno raccogliendo radicci di campo) :-)
    Non volevo dire altro.
    Solo che la primavera davvero ha messo il suo splendido vestito.
    L’attesa e’ finita…………

  28. tito
    27 Marzo 2010 a 10:54 | #29

    @Sardus pater
    ma non sono d’accordo, mi sembre invece che c’azzecca molto: la primavera, lo sappiamo tutti, è la stagione del risveglio, in primavera gli orsi escono dal letargo, in primavera tutta la natura si rinnova, cambia vestito, cambia tutto………………….
    domani si vota ed è primavera, speriamo che sia primavera anche per l’Italia e che spazzi via completamente questo “inverno” biancoazzurro più grigiastro che azzurro che ha sporcato piazza S.Giovanni sabato scorso, ultimo giorno d’inverno. La primavera è la stagione dei nuovi amori, il risveglio dell’amore con vari colori quelli dell’arcobaleno, certamente non quelli del cupo e odioso inverno!!!!!!!!

  29. Sardus pater
    27 Marzo 2010 a 10:04 | #30

    @cla
    Bella la favola, ma per dirla alla Di Pietro: e che ‘ciazzecca?
    Il fatto che io aspetti la primavera non significa che sia paragonabile all’inverno.
    L’inverno e freddo, triste e tetro, io son caldo, a volte incazzato ma mai (o quasi mai) triste!
    Pittosto, visto che siamo in tema di favole, ora te ne descrivo una di Fedro(non è quello del grande fratello), vecchie reminescenze scolastiche.

    I cani e i lupi.
    Un giorno i lupi dissero ai cani: perchè voi essendo simili a noi fate una vita così diversa?
    Noi viviamo nella massima libertà, mentre voi siete sottomessi all’uomo che vi tratta come schiavi, avete anche il collare, sopportate le loro percosse,badate alla custodia delle loro pecore,quando loro mangiano riservano per voi solo le ossa e rimasugli. E’ ora di cambiare, abbiate fiducia in noi, consegnateci tutte le pecore, noi le spartiremo con voi e avremo tutti cibo a sazietà!
    I cani si fecero ben presto convincere di questa nuova prospettiva, ma una volta fatti entrare i lupi nell’ovile, questi sbranarono prima loro, poi le pecore.

    Forse è prendendo spunto da questa favola che Lucio Dalla scrisse la canzone “attenti al lupo”.
    Buon proseguo di giornata!

  30. cla
    27 Marzo 2010 a 7:34 | #31

    Per Sardus

    L’ INVERNO E LA PRIMAVERA
    Favola di esopo

    La Primavera e l’Inverno sono due stagioni completamente opposte che non sono mai riuscite a trovare la corretta armonia per andare d’accordo. Fortunatamente esse non devono convivere, infatti, quando compare una deve umilmente ritirarsi l’altro.

    Un giorno il signor Inverno si trovò faccia a faccia con la giovane signorina Primavera. L’anziana stagione, con quella sua aria sapiente prese a dire: “Mia cara amica, tu non sai essere decisa e determinata. Quando giunge il tuo periodo annuale, le persone e gli animali ne approfittano per precipitarsi fuori dalle loro case o dalle loro tane e si riversano in quei prati che tu, con tanta premura, hai provveduto a far fiorire. Essi strappano i giovani arbusti, calpestano senza pietà l’erba e assorbono ogni sorso di quel sole splendente che, col tuo arrivo diventa più caldo. I tuoi frutti vengono ignobilmente raccolti e divorati e infine, con il baccano e la cagnara che tutti fanno, non ti permettono neppure di riposare in pace. Invece io incuto timore e rispetto con le mie nebbie, il freddo e il gelo. La gente si rintana in casa e non esce quasi mai per paura del brutto tempo e così mi lascia riposare tranquillo”.

    La bella e dolce Primavera, colpita da quelle parole, rispose: “Il mio arrivo è desiderato da tutti e le persone mi amano. Tu non puoi nemmeno immaginare cosa significhi essere tanto apprezzati. E’ una sensazione bellissima che non potrai mai provare perché con il freddo che porti al tuo arrivo anche i cuori più caldi si raggelano”. L’inverno non disse più niente e si fermò a riflettere. Forse, essere ammirati ed amati dagli altri, poteva anche essere una bella sensazione.

    Per ottenere rispetto ed amore non serve utilizzare la forza ed incutere paura invece i migliori risultati si ottengono con la bontà a la sensibilità

    Sardus, credo che la primavera sia gia’ arrivata………..non la devi aspettare piu’

  31. Laura
    2 Marzo 2010 a 9:04 | #32

    hahahahahah Bodale, mi immagino l’ilarità della classe quando l’avete studiata…
    Abbiamo anche noi, oggi, UN PRODE ANSELMO?
    Certo che ha fatto una fine mischinedda mischinedda … ;-)

  32. Bodale
    1 Marzo 2010 a 19:30 | #33

    Vecchie rimembranze scolastiche!
    Spesso si affrontano guerre di conquista con troppa leggerezza come il nostro grande Anselmo.

  33. Bodale
    1 Marzo 2010 a 19:21 | #34

    Passa un giorno, passa l’altro
    Mai non torna il prode Anselmo,
    Perché egli era molto scaltro
    Andò in guerra e mise l’elmo…

    Mise l’elmo sulla testa
    Per non farsi troppo mal
    E partì la lancia in resta
    A cavallo d’un caval.

    La sua bella che abbracciollo
    Gli dié un bacio e disse: Va’!
    E poneagli ad armacollo
    La fiaschetta del mistrà.

    [E sua madre che abbracciollo
    gli diè un bacio e disse: Va!
    Ma non fare tanto il pollo
    con i soldi di papà] (1)

    Poi, donatogli un anello
    Sacro pegno di sua fe’,
    Gli metteva nel fardello
    Fin le pezze per i piè.

    Fu alle nove di mattina
    Che l’Anselmo uscì bel, bel,
    Per andare in Palestina
    A conquidere l’Avel.

    Né per vie ferrate andava
    Come in oggi col vapor,
    A quei tempi si ferrava
    Non la via, ma il viaggiator.

    La cravatta in fèr battuto
    E in ottone avea il gilé,
    Ei viaggiava, è ver, seduto
    Ma il cavallo andava a piè.

    Da quel dì non fe’ che andare,
    Andar sempre, andare, andar…
    Quando a piè d’un casolare
    Vide un lago, ed era il mar!

    Sospettollo… e impensierito
    Saviamente si fermò
    Poi chinossi, e con un dito
    A buon conto l’assaggiò.

    Come fu sul bastimento,
    Ben gli venne il mal di mar;
    Ma l’Anselmo in un momento
    Mise fuori il desinar.

    [La città di Costantino
    nello scorgerlo tremò
    brandir volle il bicchierino
    ma il Corano lo vietò.

    Il Sultano in tal frangente
    Mandò il palo ad aguzzar,
    Ma l'Anselmo previdente
    Fin le brache avea d'acciar.] (2)

    Pipe, sciabole, tappeti,
    Mezze lune, jatagan,
    Odalische, minareti,
    Già imballati avea il Sultan.

    Quando presso ai Salamini
    Sete ria incominciò,
    E l’Anselmo coi più fini
    Prese l’elmo, e a bere andò.

    Ma nell’elmo, il crederete?
    C’era in fondo un forellin
    E in tre dì morì di sete
    Senza accorgersi il tapin.

    [Non aveva, il disgraziato
    Letto il buon dottor Amal?
    Non sapea che all’uom sudato
    L’acqua gelida è fatal?] (3)

    [Di benzina sulla fiasca
    mette il labbro e fa ‘glu glu…’
    Tosto al suol estinto casca,
    Ed il prode Anselmo fu!] (4)

    Passa un giorno, passa l’altro,
    Mai non torna il guerrier
    Perch’egli era molto scaltro
    Andò in guerra col cimier.

    Col cimiero sulla testa,
    Ma sul fondo non guardò
    E così gli avvenne questa
    Che mai più non ritornò!

  34. Laura
    24 Febbraio 2010 a 19:12 | #35

    bellissima Clà la storiella che hai postato……… :-D

  35. cla
    24 Febbraio 2010 a 14:42 | #36

    Giuseppe vede di piu\’

    \"Dove hai intenzione di andare?\", chiese il papa\’
    Benjamino se era fermato sulla soglia della porta….
    \"Vado fuori\", rispose
    \"Fuori dove\", volle sapere il padre
    \"Ma fuori\", replico\’ il ragazzo
    \"E con chi?\", chiese ancora il papa\’
    \"Mmmh\", rispose Benjamino
    \"Per dirlo chiaro e tondo\", disse il padre, \"io non voglio che tu scorazzi in giro con quel Giuseppe!\"
    \"Perche\’?\" chiese Benjamino
    \"Perche\’ non e\’ addatto a te\", fu la risposta
    Benjamino guardo\’ il padre…..
    \"Sai anche tu che quel Giuseppe, – come definirlo, e\’ un bambino ritardato mentalmente\", disse il padre
    \"Ma Giuseppe e\’ apposto\", replico\’ il raazzo
    \"Puo\’ essere, ma cosa puoi imparare da lui?\", volle sapere il papa\’
    \"Ma io non voglio imparare niente da lui\", fu\’ la risposta
    \"Si dovrebbe imparare qualcosa da ognuno con il quale si ha a che fare\", insistette il padre
    Benjamino rientro\’ in casa
    \"Imparo da lui come fare barchette di carta\", disse
    \"Lo sapevi fare gia\’ a 4 anni\" si impazienti\’ il padre
    \"Pero\’ lo avevo dimenticato\", rispose Benjamino
    \"E poi?\" chiese il padre, \"Che fate ancora?\"
    \"Ah, andiamo in giro\", spiego\’ il ragazzo, \"Esploriamo il vicinato,- cose così\"
    \"Ma non lo puoi fare con un altro ragazzo\"
    \"Si\", disse Benjamino e aggiunse \"ma Giuseppe vede di piu\’\"
    \"Cosa, cosa vede quel Giuseppe\"?
    \"Cose, papa\’, foglie e altro. Sassi. Sassi molto belli. E sa dove sono i gatti e quando lui li chiama loro arrivano.\"
    \"Hm\", sospiro\’ il padre, \"nella vita e\’ importante che ci si orienta sempre verso l\’alto\"
    \"Cosa significa questo, papa\’? Orientarsi verso l\’alto?\"
    \"Significa, che e\’ meglio cercarsi amici dai quali si puo\’ imparare perche\’ sanno di piu\’ forse perche\’ sono un po\’ piu\’ intelligenti di noi.\"
    \"Però\", insistette Benjamino dopo averci pensato per un po\’, \"se pensi che Giuseppe e\’ meno intelligente di me, per Giuseppe allora e\’ un bene che ha me, vero papa\’?\"

  36. Laura
    31 Gennaio 2010 a 21:10 | #37

    Discorso a un bambino

    Se ti dicono sempre che sei bravo, sta´ in guardia:
    qualcuno cercherà di sfruttarti.
    Se ti dicono sempre che sei intelligente, sta´ in guardia:
    qualcuno cercherà di eliminarti.
    Se ti dicono sempre che sei obbediente, sta´ in guardia:
    qualcuno cercherà di farti schiavo.
    Se ti dicono sempre che sei buono, sta´ in guardia:
    qualcuno cercherà di opprimerti.
    Ma se ti dicono Studia, non temere:
    tu potrai fare un mondo senza scuole.
    Se ti dicono Taci, non temere:
    tu potrai fare un mondo senza bavagli.
    Se ti dicono Obbedisci, non temere:
    tu potrai fare un mondo senza padroni.
    Se ti dicono Chiedi Perdono, non temere:
    tu potrai fare un mondo senza inferni.
    Non credere a chi ti comanda, a chi ti punisce,
    a chi ti ammaestra, a chi ti insulta, a chi ti deride,
    a chi ti lusinga, a chi ti inganna, a chi ti disprezza.
    Essi non sanno che tu sei ancora un uomo libero.

    Marcello Bernardi

  37. Laura
    29 Gennaio 2010 a 14:03 | #38

    Visto che nessuno mai, sino ad ora, mi aveva mai dedicato una poesia, vorrete scusarmi se faccio un copia-incolla della composizione dell’amico Bodale, con relativa traduzione.

    1. Dedicato ad una milanese.

    Amigos perdonademi s’azzardu
    no est faìna mia m’est profanu,
    ca deo sende naschida in Milanu
    no m’est fazile faeddare sardu.
    Burrincu ch’est de passenzia galiardu
    bene m’hat imparadu s’isolanu,
    pro iscrier in sardu calchi branu
    senz’offender su meu ch’est lombardu.
    Mi so innamorada ite manìa,
    penas nde so suffrende l’ischit Deu,
    tant’istìmo Sardigna e Lombardia.
    Milanu perdona s’estru fariseu,
    ma si custrint’a seberare fia
    preferzo s’isola de su burrincu meu!

    1. Amici perdonatemi l’ardire
    Non è mestiere mio mi è difficile
    perchè essendo io nata a Milano
    non mi è facile parlare il sardo.
    Burrincu che di pazienza ne è campione
    bene mi ha insegnato l’isolano
    per scrivere in sardo qualche brano
    senz’offendere la mia lingua lombarda.
    Mi sono innamorata,che manìa,
    le pene che sto soffrendo le sa Dio
    quanto stimo Sardegna e Lombardìa
    Milano perdona se non mi spiego bene
    ma se fossi costretta a scegliere
    preferirei l’isola del burrinco mio!

    (e perché non hai tradotto “burrincu” eh eh eh)

  38. Laura
    27 Gennaio 2010 a 21:05 | #39

    Sono solo scivolato nella stanza accanto.

    La morte non è niente.
    Sono solo scivolato nella stanza accanto.
    Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
    Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
    Chiamami con il nome che mi hai sempre dato,
    parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
    Non cambiare tono di voce,
    non assumere un’aria solenne o triste.
    Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
    di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
    Prega, sorridi, pensami!
    Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
    pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
    La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
    è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
    Che cos’è la morte, se non un accidente trascurabile ?
    Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
    solo perché sono fuori dalla tua vista?
    Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
    Rassicurati, va tutto bene.
    Ritroverai il mio cuore.
    Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
    il tuo sorriso è la mia pace.

    Henry Scott Holland

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