addio Raimondo

Da Repubblica.it:

“Vianello, folla alla camera ardente
Applauso all’arrivo del feretro

MILANO – Una folla di persone già in coda per rendere l’ultimo omaggio a Raimondo Vianello ha accolto con un lungo applauso l’arrivo del feretro dell’attore, giunto pochi minuti dopo le 10 a Cologno Monzese. E’ qui, all’interno della sede Mediaset, che è stata allestita la camera ardente: si trova nello Studio 4 (quello in cui si girava la storica sitcom Casa Vianello), e sarà aperta al pubblico dalle 11 alle 20 di oggi.

Vianello è morto nella prima mattina di ieri, a 87 anni. La salma dell’attore, volto storico della televisione italiana, è rimasta per tutta la notte nella camera mortuaria dell’ospedale San Raffaele (dove è avvenuto il decesso), rigorosamente chiusa agli estranei. In mattinata sono arrivati gli addetti alle pompe funebri e la nipote Virginia, che si sta occupando di tutte le incombenze relative alle esequie, e che ha organizzato il trasferimento a Cologno.”

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Dal Corriere.it:

Addio a Raimondo vianello

Il brontolio dell’Italia media


Le prime parole che vengono in mente per definire Raimondo Vianello non riguardano il suo mestiere ma la sua persona: signorilità, garbo, finezza. Bastava infatti la sua presenza in scena perché ogni programma, brillante e raffinato come lui, viaggiasse sul filo sottile dell’ironia.
Nella sua straordinaria carriera ha avuto tre grandi compagni: Ugo Tognazzi, Sandra Mondaini e il calcio. «Un, due, tre» è stato il varietà più fortunato e famoso della storia della tv delle origini, un piccolo gioiello di contaminazione tra la tradizione consolidata del teatro di rivista di ascendenza tutta italiana, e l’influenza straniera dei grandi show americani, amalgamata dallo stupore e l’entusiasmo per il nuovo mezzo televisivo. La comicità elegante e rarefatta di Vianello diventava complementare alla spontaneità sanguigna e casereccia di Tognazzi.

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I veri protagonisti della trasmissione non erano più i numeri d’attrazione internazionali ma i due comici che avrebbero dovuto introdurli: il pubblico iniziava ad aspettare i loro sketch, ed è così che è nata l’idea di scherzare proprio sui programmi tv. La parodia della tv e dei suoi personaggi diventava l’argomento principale delle scenette della coppia (del resto, con Tognazzi formava l’acronimo del mezzo che lo avrebbe reso famoso: Tv), regalando alla leggenda televisiva indimenticabili ed esilaranti ritratti.

Sandra e Raimondo sono poi stati ineguagliabili nel mettere in scena il microcosmo casalingo-sentimentale, tipico della commedia teatrale, traendo spunti dalla cronaca, dalla vita di condominio, da incontri casuali. Battibecchi e piccoli malintesi animavano il ménage quotidiano, scandito dai brontolii di lui, dalle intemperanze civettuole di lei, dall’incrollabile verve di entrambi.

«Casa Vianello» è stato qualcosa di più di un sitcom, quasi un ritratto antropologico dell’interno/inferno familiare, un accurato ritratto borghese, «un modo di rappresentare un’Italia media, abbastanza eterna, piuttosto governativa, tradotta in un format » (come leggo in un ritaglio conservato a firma Edmondo Berselli).

Per ragioni anagrafiche il meglio di sé Sandra e Raimondo lo hanno dato alla Rai (si pensi a «Tante scuse») ma la loro vita di coppia e la coppia come idealtipo di una certa italianità (famiglia benestante, la «rosea» come bibbia quotidiana, lavoro e pensione, tali da garantire una bonne a tempo pieno) è esplosa a Mediaset, regnante Silvio Berlusconi. «Casa Vianello» è stata una delle poche seconde case a disposizione di tutti, una sorta di multiproprietà gratuita. Una location di impianto teatrale, tre locali più servizi, nessun tormento ma solo tormentoni tipo «Che noia che barba, che barba che noia».

Per molti anni Vianello è stato uno dei protagonisti di «Pressing», appuntamento settimanale dedicato al calcio. Nessuno come lui ha tentato di volgere al riso ogni contingenza, ha usato l’ironia come prezioso lenimento — un massaggio canforato per i troppi muscolosi pensieri che governano lo showbiz dello sport — ha cercato di far capire agli spettatori che il gioco del calcio è, prima di ogni altra cosa, un gioco.

Aldo Grasso
16 aprile 2010″

  1. Veronica
    21 Aprile 2010 a 23:36 | #1

    Vianello e la Mondaino sono una coppia storica… strano vedere, nel mondo dello spettacolo, due persone che si stimano e si amano come si sono amati loro…. capisco lo smarrimento di Sandra che si chiede a chi penserà ora lei… e chi penserà a lei.
    Il problema della solitudine degli anziani, del loro sentirsi inutili… bel problema…

    Divagando da Sandra e Raimondo….
    La tv ha inquadrato Silvio che faceva la comunione
    Ma non era che i divorziati che vivevano nel peccato non potevano accostarsi al sacramento della comunione?

    Monsignor Fisichella spiega come è stata possibile la cosa:
    “La chiesa non ha cambiato idea.I divorziati che si sono risposatoi una seconda volta civilmente non possono accostarsi alla comunione. Con la separazione dalla seconda moglie, Berlusconi è tornato ad una situazione ex ante.

    Insomma, uno che si sposa una seconda volta ed è felice con la moglie, è un peccatore e non può fare la comunione.
    Uno che si separa una seconda volta rientra nelle grazie di Dio.

    Sigh… ma non c’è una contraddizione?

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