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mps quali intrecci?

28 Febbraio 2013

 

 

Spunta una cassetta di sicurezza del Cavaliere nella banca rossa

 

I pm vogliono vedere i conti di Berlusconi in Mps

 

Alessandro Da Rold

Tre milioni sarebbero stati usati per corrompere De Gregorio e far cadere il governo Prodi

 

Il sequestro di una cassetta di sicurezza in uso a Silvio Berlusconi presso il Monte dei Paschi di Siena, la banca «rossa» da sempre «cara» al Cavaliere, nota alle cronache delle ultime settimane per il crack della gestione Giuseppe Mussari. È quello che chiedono i magistrati napoletani Henry John Woodcock e Enzo Piscitelli alla giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, nell’ambito dell’indagine per corruzione e finanziamento illecito ai partiti che vede come protagonista l’ex senatore dell’Italia dei Valori Sergio De Gregorio, cha sarebbe stato «corrotto» dall’ex presidente del Consiglio tra «il 2006 e il 2007» con l’obiettivo di sabotare e far cadere il «governo Prodi».

«L’indagine in corso presso la procura di Napoli è totalmente destituita di ogni fondamento», sostiene l’avvocato Niccolò Ghedini. Ma il leader di centrodestra è ora indagato per corruzione e finanziamento illecito: ha ricevuto convocazione in procura per il prossimo 5 marzo. Sulla richiesta di sequestro, come su quella di acquisire due telefonate di Berlusconi all’inizio dell’anno scorso, dovrà esprimersi il nuovo parlamento. I pm ritengono che in quella cassetta in uso «a Silvio Berlusconi» possa contenere «cose pertinenti al reato necessario per l’accertamento dei fatti».

Del resto, Mps è l’istituto di credito su cui hanno già messo gli occhi i magistrati di Milano  per l’inchiesta su Ruby ed è la banca dove Fininvest è primo affidatario. I soldi spettavano a De Gregorio in base all’accordo federativo tra Forza Italia e il “Movimento Politico italiani nel mondo” stretto nel 2006 e costato al Cavaliere in totale circa 3 milioni di euro, di cui «uno da versare sui conti correnti» e gli altri «due in nero». Inizialmente, però, «l’accordo prevedeva contributi per un milione di euro, dei quali 700 mila erano stati corrisposti con bonifico presso alcuni conti correnti di Banca Unipol a Napoli», scrivono i magistrati nella richiesta alla giunta.

 

A raccontare di quell’accordo ai magistrati è appunto De Gregorio - che non è stato ricandidato alle politiche del 2013 – durante tre interrogatori differenti, alla fine dello scorso anno. Talvolta il senatore si confonde sui tempi, cambiando l’anno in cui fu stipulato il patto (2006 o 2007? ndr). Stando alle sue parole, però, non solo Berlusconi accettò l’aiuto per far cadere Prodi, ma si propose persino di pagare in nero una parte della somma promessa. «Berlusconi sapeva bene che ero indebitato per tutto quello che avevo dovuto fare per accedere alla politica [...], ma ovviamente aveva anche l’impulso di voler rafforzare il suo movimento politico», ha raccontato De Gregorio ai magistrati napoletani.

A fare da mediatore tra De Gregorio e Berlusconi, è il faccendiere Walter Lavitola, «confidente» dell’uno e dell’altro. Sono il «gatto e la volpe» Walterino e Sergio, stando a quanto dichiarato da Susanna Lavitola (la sorella ndr) in un altro interrogatorio. È l’ex senatore a raccontare la sua richiesta a Berlusconi: «Gli chiedo un sostegno. Mi dice: che cosa ti può essere utile? Io dico: almeno tre milioni per sostenere il movimento e anche per uscire da mie vicende e da alcune mie vicende molto pesanti dal punto di vista personale. Lui dice: va bene». Stando alle parole di De Gregorio fu proprio l’ex direttore dell’Avanti a consegnarglieli, «a tranche di due, trecentomila euro alla volta Lavitola mi ha consegnato due milioni…». In contanti.

 

Ma perché questa parte in nero? Secondo De Gregorio – incalzato dai magistrati –  la cifra di un milione di euro versata da Berlusconi per gli accordi elettorali era simile a quella di tutti gli altri partiti. Gli «altri due» in contanti  (e solo per «lui» ndr), non dovevano risultare ufficialmente per «non far irritare Rotondi, la Mussolini e gli altri». Spiega: «Non voglio giustificare nè a voi nè a me stesso di aver ricevuto 2 milioni in nero, ho commesso un reato… Li ho ricevuti… Non mi domando perchè Berlusconi affidasse al dottor Lavitola la pratica di consegnarmi le tranche di denaro». E precisa: «L’importo era stato concordato… Avevo detto al presidente Berlusconi che mi sarebbero serviti 3 milioni… Ho ricevuto 2 milioni di euro in contanti da Lavitola a tranche di 200/300mila euro alla volta, nel 2007… Li ho versati in contanti sui miei conti avendo debiti fino al collo».

Il «sinallagma corruttivo Berlusconi-De Gregorio-Lavitola» per i pm di Napoli è provato anche dalle dichiarazioni rese in tre interrogatori diversi, datati 28 e 29 dicembre 2012 e 7 gennaio 2013, dell’ex senatore e presidente della Commissione Difesa dell’allora governo Prodi. «De Gregorio – scrivono – non solo ammette di aver ricevuto da Berlusconi, tramite il Lavitola, 2 milioni di euro in nero e in contanti in diverse tranches, ma pone altresì in stretta e inequivocabile correlazione al ricezione di tale denaro con l’adozione da parte sua di ben determinati e individuati atti»

 

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