IL CARNEVALE DI VENEZIA FEBBRAIO 2012

vent’anni dopo……………..

17 Febbraio 2012 7 commenti

Mani pulite, polemiche 20 anni dopo
Di Pietro commosso. Pdl: fu guerra civile

Il 17 febbraio del 1992 l’arresto di Mario Chiesa
a Milano segnò lo scoppio di Tangentopoli

ROMA – Sono passati 20 anni da quando prese il via Mani Pulite con l’arresto, il 17 febbraio del 1992 a Milano, di Mario Chiesa. A fare il bilancio, dal ’92 ad oggi, è Antonio Di Pietro, ora leader di un partito intorno all’8% (secondo i dati delle ultime europee), all’epoca Pm di punta del pool Mani pulite.

Un bilancio triste, spiega l’ex magistrato che oggi ha organizzato a Milano una manifestazione per ricordare l’evento che chiuse i ponti con la «Prima Repubblica», perché in questi 20 anni non solo la corruzione non è stata eliminata, ma anzi, si è “fortificata”.

La corruzione. E che il quadro in Italia sul fronte della corruzione sia grave lo dimostra, non solo l’appello del Capo dello Stato alle forze politiche a individuare una normativa adeguata per combatterla, ma anche l’allarme lanciato giovedì dal presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino secondo il quale il fenomeno della corruzione “costa” al Paese circa 60 miliardi di euro l’anno. Contro una piaga di queste dimensioni, insiste il magistrato, un rimedio potrebbe essere quello di adottare la stessa fermezza usata contro la mafia: costruendo un «momento di lotta».

Il ventennale. La manifestazione di oggi per ricordare il ventennale di Tangentopoli “Vent’anni da Mani Pulite (… e rubano ancora)” è stata organizzata «per aiutare a ricordare perché questo aiuta ad avere un futuro migliore», ha detto Di Pietro salutando le persone presenti al Teatro Elfo Puccini e quelle che hanno assistito via internet e in tv al dibattito in cui ha parlato con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci, Leoluca Orlando e i giornalisti Gianni Barbacetto e Marco Travaglio.

Il “rubamat”. Il tutto è iniziato alle 17, cioè all’ora esatta in cui venti anni fa furono messe le manette a Chiesa, beccato con una mazzetta in mano, l’arresto che scatenò la valagna di Tangentopoli. Insomma l’appuntamento di questa sera, con una scenografia che includeva un “rubamat”, sorta di bancomat di denaro pubblico, è stata voluta per dire no a ogni forma di revisionismo tanto che Di Pietro ha raccontato di «soffrire ancora» per l’inchiesta e di passare buona parte del suo tempo a difenderla.

Di Pietro si commuove. «Ho circa 320 cause di diffamazione in corso – ha spiegato commuovendosi – per coloro che offendono la causa», e ha aggiunto che sempre per Mani pulite è stato messo «sotto inchiesta 20 volte senza mai ribellarsi». «La morale della favola – ha concluso – è che ci può essere ottimismo. In quest’ottica però bisogna cambiare facce, cambiare persone e cambiare leggi», a partire da quella sul finanziamento pubblico dei partiti.

L’ira di Stefania Craxi: ci fu una guerra civile. «Monti ha detto: smettiamo di fare molti convegni. Il primo che non doveva essere fatto è quello di corso Buenos Aires». Stefania Craxi, presidente del movimento Riformisti italiani, e figlia dell’ex leader del Psi, Bettino Craxi, è stata laconica quando, sollecitata dai giornalisti, ha commentato il convegno di Di Pietro. Per la figlia di Bettino Craxi, Stefania, «un effetto di Mani pulite è che abbiamo vissuto una guerra civile, anzichè un normale avvicendamento di forze politiche riformatrici e conservatrici: cosa che prima o poi occorre che succeda». Craxi ha spiegato che Mani pulite «non ha prodotto nomi nuovi e, soprattutto, non hanno messo mano a quello a cui oggi bisogna ancora mettere mano: una grande riforma costituzionale che renda questo Paese una democrazia governabile».

Il Pdl: Stefania Craxi ha ragione. «Il giudizio di Stefania Craxi secondo la quale “un effetto di mani pulite è che abbiamo vissuto una guerra civile, anzichè un normale avvicendamento di forze politiche riformatrici e conservatrici” è fondamentalmente giusto», afferma Fabrizio Cicchitto,capogruppo del Pdl alla Camera. «Basta pensare da un lato al clima dell’epoca – aggiunge – e poi al fatto che mentre nel sistema di Tangentopoli c’erano tutte le grandi imprese e tutti i partiti e che invece l’operazione mediatica e giudiziaria di Mani Pulite operò delle profonde differenze di trattamento sia fra le imprese, sia fra i partiti e, per quello che riguarda la DC, addirittura fra le correnti di un partito per avere il senso della durissima operazione realizzata con le procedure ‘militarì offerte da un selettivo e mirato uso politico della giustizia».

La volta buona?

MONTI METTE L’ICI ALLA CHIESA:
“PAGHERÀ SE L’IMMOBILE È COMMERCIALE”

STRASBURGO – Arriva l’Ici sui beni della chiesa. Ovviamente non sulle strutture religiose. Ma su quelle commerciali: cliniche, pensioni, scuole. Per l’esenzione non basterà più avere all’interno dell’immobile una struttura religiosa. Questa continuerà ad essere esente, ma il fisco guarderà alla destinazione prevalente, individuando un rapporto percentuale, e su tutto il resto si pagherà il dovuto. La norma, che vale circa 100 milioni di maggiori tributi, avrà impatto su tutti gli «enti non commerciali», in pratica sul mondo del volontariato e delle organizzazioni non lucrative. Come era già chiaro dal confronto ‘diplomaticò in atto oramai da qualche mese, la novità non trova l’opposizione della Conferenza Episcopale Italiana. Anzi, la Cei dice che «ogni intervento volto a introdurre chiarimenti alle formule vigenti sarà accolto con la massima attenzione e senso di responsabilità».

Certo però – mettono in guardia i vescovi italiani – bisognerà fare attenzione che «sia riconosciuto e tenuto nel debito conto il valore sociale del vasto mondo del no profit». Stupore viene invece espresso dai Comuni, che sono i destinatari del maggior gettito, per non essere stati consultati. La decisione di Monti arriva proprio alla vigilia della cerimonia per i Patti Lateranensi che vedrà domani il premier Mario Monti e gran parte del suo governo incontrare, nell’ambasciata italiano presso la Santa Sede, i vertici del Vaticano, il presidente della Cei Angelo Bagnasco e il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone in primis. Il tema era comunque sul tavolo già da qualche tempo. Lo scorso dicembre Bagnasco si era detto «disponibile a chiarire, a fare alcune precisazioni, qualora queste precisazioni si rivelino necessarie». A fine gennaio, poi, la Cei aveva resa nota la propria «disponibilità», visto che si tratta di «materia di tipo unilaterale e non concordataria», cioè «una legge dello Stato: e alle leggi si obbedisce».

 Il dossier, aveva spiegato nei giorni il presidente del Consiglio, era in fase avanzata. Anche perchè sul tema pende una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea, aperta nell’ottobre del 2010, che l’Italia spera ora di chiudere. Tant’è che l’annuncio è stato dato dallo stesso Monti proprio con una lettera inviata al vice presidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, nella quale lo rassicura dell’ «intenzione di presentare al Parlamento un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione». La norma avrà comunque impatto generale. Su tutti gli enti non commerciali, dalle Onlus alle associazioni no profit. Difficile quantificare la stangata: le cifre sono contrastanti, ma gli ultimi calcoli, effettuati proprio dalla commissione che ha esaminato le diverse agevolazioni fiscali Italiane, hanno indicato in circa 100 milioni l’ammontare dell’agevolazione finora concessa. Le linee guida per la nuova Ici sul mondo degli enti non commerciali saranno quattro: 1) l’esenzione farà riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività commerciale; 2) verranno abrogate le norme che prevedono l’esenzione per i luoghi nei quali l’attività non commerciale non sia esclusiva ma solo prevalente; 3) l’esenzione sarà limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale; 4) verrà introdotto un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal ministero dell’Economia per individuare il rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno dello stesso immobile. Per i dettagli bisognerà attendere la norma, ma certo già l’impegno annunciato all’Ue, visto che il dibattito è annoso, appare una novità rilevante

Non facciamo scherzi!!!!

SVEZIA: PREMIER, LAVORATE FINO A 75 ANNI

(ANSA) – STOCCOLMA, 7 FEB – Il premier conservatore Fredrik Reinfeldt ha esortato gli svedesi a lavorare fino ai 75 anni di età invece di andare in pensione a 65, suscitando forti polemiche in un paese che si vanta di avere un’assistenza sociale ‘dalla culla alla tomba’. In una intervista a Daqens Nyheter, Reinfeldt ha anche invitato le aziende ad assumere ultra-cinquantenni disponibili a lavorare oltre la soglia della pensione. Forti polemiche in Svezia. ”E’ una provocazione”, dicono i socialdemocratici.

07 febbraio 2012

Il bluff delle liberalizzazioni…..

POLITICA
22/01/2012 – LIBERALIZZAZIONI LE NOVITÀ DI MONTI

Più mercato e più trivelle
per tagliare i prezzi del gas

Il premier Mario Monti a capo del nuovo governo (nella foto a fianco)

Spazio ai concorrenti grazie alla rete di Snam separata dall’Eni

LUIGI GRASSIA

Sono molte le novità sull’energia nel maxi-decreto di liberalizzazione di Monti, però è tutto da verificare se (alla fine) i consumatori ne avranno davvero un beneficio. La maledizione storica delle liberalizzazioni fatte all’italiana è che i prezzi e le tariffe anziché scendere sono quasi sempre aumentati (basti pensare all’esempio folle delle polizze Rc Auto). Unica eccezione la telefonia, dove in effetti la concorrenza è stata vera. Come la mettiamo adesso con la nuova “lenzuolata” riguardo al gas?

Per cominciare cambia la maniera in cui l’Autorità per l’energia e il gas aggiorna ogni tre mesi le tariffe del metano. Al momento i prezzi del gas sono parametrati a quelli del petrolio. La scelta del decreto è di introdurre anche un riferimento (pro quota) ai prezzi “spot” (cioè al mercato libero, giorno per giorno) del metano in Europa. Per fare un esempio: al momento il prezzo del gas importato dalla Russia in Italia con contratti di approvvigionamento a lungo termine è di 34 centesimi, mentre quello “spot” in Olanda (un mercato di riferimento) è di soli 21 centesimi.

Allora pagheremo meno? Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, non può funzionare: «Il nuovo sistema farà pesare il mercato spot al 10% e questo in teoria farà calare il prezzo della materia prima, diciamo, da 34 a 32 centesimi. Ma come fa la compagnia distributrice a essere obbligata per decreto a vendere a 32 se i contratti con il fornitore sono a 34? Un conto sarebbe dire alle compagnie di fare dei contratti che impongano un X per cento di “spot”, ma mettere solo un parametro di prezzo a posteriori che senso ha? Si è già provato negli anni scorsi, ma non ha funzionato: la compagnia andava al Tar e il Tar le dava immediatamente ragione». Fra l’altro non c’è garanzia che il mercato “spot” sia sempre più economico: «Adesso è così perché c’è la crisi – osserva Tabarelli -. Ma per esempio nel 2004 il prezzo in Italia era di 30 centesimi e quello spot in Olanda era di 70».

Secondo l’esperto di Nomisma Energia, «l’unica maniera di abbassare i prezzi col mercato spot è di mettere una produzione interna in concorrenza con i fornitori esteri. Per esempio gli Stati Uniti estraggono gas non convenzionale (shale gas) a 10 centesimi al metro cubo, e questa sì che è concorrenza rispetto ai fornitori tradizionali».

Perfetto, non possiamo cercare altro gas in Italia? Il decreto del governo ha previsto incentivi per le località che accettano le trivellazioni. Pollice verso da Tabarelli: «Qualche giorno fa il decreto prevedeva in effetti che si potesse trivellare. Abbiamo 200 miliardi di metri cubi di riserve. Ma nella forma definitiva questa possibilità è molto limitata. Il fatto è che l’Italia ha deciso di puntare tutto sull’energia verde».

Un’altra norma cambia il sistema di stoccaggio del metano per consentire alle imprese utilizzatrici di approvvigionarsi direttamente all’estero a prezzi più competitivi. Tabarelli boccia anche questa. «Funziona solo in teoria. È vero: d’estate, quando si consuma poco gas, si può andare a comprarlo all’estero a prezzo ribassato e poi usarlo in inverno. Ma in Italia c’è poca capacità di stoccaggio, e quella poca viene usata tutta per l’economia civile. Adesso di vorrebbe destinarne una parte agli usi industriali, ma mancano i numeri per fare qualcosa di significativo».

La separazione di Snam Rete Gas dall’Eni dovrebbe aumentare la competizione nel settore, più lasciando più spazio in Snam alle compagnie concorrenti, alle loro strategie e ai loro investimenti. Ieri il numero uno del cane-a sei-zampe, Paolo Scaroni, ha detto non solo che l’Eni è pronto a cedere Snam, ma che «quelli approvati sono provvedimenti che noi abbiamo auspicato mesi fa. È nostra intenzione uscire dal business regolato. Cercheremo, ovviamente, di realizzare il massimo possibile dalla dismissione di questa partecipazione».

A ben guardare, il decreto si limita a dire che un altro decreto dovrà decidere la separazione entri un paio d’anni, e si va avanti così da vent’anni. Ma Tabarelli di Nomisma Energia crede che questa sia la volta buona: «Anche l’Eni si è rassegnato, per sfinimento». Tuttavia l’esperto non crede che la cosa possa funzionare. «Quando si va sui mercati a trattare con i russi di Gazprom, un conto è se ci va l’Eni con le sue grosse quote di trasporto in Snam, e un conto è se ci vanno altri con le loro quote minuscole. In passato si candidarono 150 compagnie e Paolo Scaroni dell’Eni ironizzò sui “150 piccoli indiani”. Aveva ragione, Gazprom non li prenderebbe mai in considerazione».

Liberalizzazioni, altro nome del specchietto per le allodole, dove le allodole siamo noi consumatori.  In questa società capitalista malata dal “tumore” di queste ditte/spa  che producono di tutto e il contrario di tutto, dove tutto è business non c’è più alcuna concorrenza……….ci hanno tolto la possibilità di scegliere, scelgono loro per noi. Cellule tumorali così forti da condizionare anche i migliori Governi eletti democraticamente. Non avremo mai, se non si riesce ad estirparle, momenti di crescita, ma crisi sempre più frequenti fino alla completa metastasi del sistema economico ed allora si salvi chi può!!!

Il Gioco (postato da Clà)

21 Gennaio 2012 19 commenti

Quando si parla della città del peccato a chi non viene in mente la famosa Las Vegas? Famosa come il  luogo dove tutto è “permesso” almeno quando di vizi si parla. Il gioco d’azzardo è permesso legalmente, la vendita di alcolici altrettanto, una meta gradita dei vip, gli attori celebri, i personaggi più strambi che potete immaginare e naturalmente di una miriade di turisti che non vogliono perdersi questo “spettacolo” che la America offre al mondo.

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Si, perché di un spettacolo puro si tratta, pure ingannevole..
La realtà che si nasconde dietro è molto più tragica e preoccupante. Milioni di persone hanno perduto o lasciato un importante pezzo della loro vita, se non la vita stessa, in questa città. Io mi domando perché?
È la stessa domanda mi pongo ora che noto che sempre più persone, in Italia, sognano di arricchirsi giocando al gioco più ambito in Italia : ”SUPERENALOTTO” !

Non parlando di “lotto”,”gratta e vinci”,“slot machine da bar “, vari siti on line che invitano a “puntare” il proprio numero vincente(vincita garantita!?).
Qualche volta, ammetto, ho giocato pure io, ma il risultato era sempre lo stesso. Irritazione per i soldi buttati via, anche se pochi. Rabbia per chi gestisce il gioco d’azzardo, la tristezza nel rendermi conto che la gente che si trova nelle maggiori difficoltà economiche (o forse anche di altro tipo) più si aggrappa disperatamente alle illusioni e speranze infondate.
Non avete notato che PIÙ CRISI AVANZA PIÙ D’AZZARDO SI GIOCA ???
Ho capito che lo stato ha bisogno di coprire i “buchi” nel bilancio ma perchè deve farlo a spese della gente che crede erroneamente che giocando d’azzardo possa migliorare la esistenza già precaria? (la risposta ce l’ho)
E’ noto quanti soldi abbiamo speso per il gioco d’azzardo nel 2010. 61,4 miliardi di Euro.
Sono 1000 Euro a testa. Nessuno al mondo spende così tanto.
(se non ricordo male 54 miliardi di impatto sull’indebitamento netto sono da trovare nel 2013, -61,4 si sono spesi in gioco d’azzardo nel 2010)
Ma quello che impensierisce di più è “il crescente numero di giovani che si avvicinano a questo mondo –scrivono Federconsumatori e Adusbef – sensibili all’immagine dei soldi e della “vincita che ti cambia la vita”, incentivati anche dalla pubblicità dilagante sul web e in televisione.”

Perché in Italia è stato permesso pubblicizzare il gioco d’azzardo?
(almeno l’avvertimento che NUOCE GRAVAMENTE ALLA SALUTE potevano metterlo, no?)

Referendum bocciato dalla consulta

12 Gennaio 2012 15 commenti

Le reazioni della politica

Dopo la bocciatura del referendum da parte della consulta sono arrivate le prime vibranti reazioni dal mondo politico.

- Redazione- 12 ottobre 2012- Dopo la bocciatura da parte della Consulta con un doppio “no” su entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale, sono già cominciate le polemiche all’interno del mondo politico e istituzionale. E’ stato bocciato infatti sia il referendum sulla legge elettorale, quello che chiedeva l’abrogazione totale della legge “Calderoli”, sia quello che chiedeva la sua abrogazione parte per parte.

Uno dei primi a reagire è stato Arturo Parisi, uno dei promotori della raccolta di firme sui quesiti referendari. Parisi ha infatti riferito: “Anche se il prolungamento della camera di consiglio aveva aperto la nostra attesa alla speranza, tutto posso dichiararmi fuorchè sorpreso. Noi abbiamo fatto la nostra parte; continueremo la nostra battaglia per interpretare il milione e duecentomila firme raccolte, in modo diverso in Parlamento”.

Durissima la reazione di Antonio Di Pietro: “L’Italia si sta avviando lentamente verso una rischiosa deriva antidemocratica: manca solo l’olio di ricino. E’ tempo di scendere nelle piazze e di passare alla protesta attiva per non assistere più a questo scempio di democrazia”, ha chiesto l’ex magistrato. Poi ha attaccato: “Quella della Corte non è una scelta giuridica ma politica per fare un piacere al capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista che appoggia Monti, una volgarità che rischia di farci diventare un regime”.

Il leader del Pd Bersani ha invece esortato il Parlamento ad agire in fretta: “Chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta di firme, non può certo gioire per la decisione della Consulta ma la rispettiamo. Adesso tocca al Parlamento agire e noi da domani siamo impegnatissimi a cambiare il porcellum”.

Italo Bocchino di Fli si è allineato alla richiesta chiedendo a gran voce che il Parlamento si occupi subito di una nuova legge elettorale in risposta alla richiesta venuta da più di un milione di italiani. Nichi Vendola di Sinistra e Libertà ha invece parlato di “immensa amarezza” di fronte a una sentenza della Corte Costituzuonale che “frustra la strarispante domanda di cambiamento che si era espressa attraverso attraverso 1,2 milioni di firme di cittadini”.

Anche la Federazione della Sinistra per bocca di Orazio Licandro coordinatore della segreteria nazionale del Pdci: “Massimo rispetto, come sempre, per quanto deciso dalla Corte Costituzionale in merito ai quesiti referendari. Ci permettiamo di suggerire agli attuali partiti presenti in Parlamento che, nella situazione in cui ci troviamo, servirebbe un immediato ricorso alle urne per eleggere un nuovo Parlamento, in grado di superare l’emergenza economica e attuare le vere riforme necessarie per l’Italia. È ora di ridare voce ai cittadini per restituire dignità alla politica e alle istituzioni senza scorciatoie tecnocratiche”

Buon Natale e buon 2012 a chi ……

25 Dicembre 2011 22 commenti

 

Buon Natale a chi è triste senza sapere il perchè…..
A chi si sente in colpa perchè non  riesce a sorridere nemmeno in questo giorno….
A chi ha perso gli affetti più cari e in questi giorni si sente ancora più solo….
A chi vorrebbe essere amato semplicemente per quello che è….
A chi ce l’ha con il mondo intero, ma solo perchè ha dimenticato il calore che dà una carezza….
A chi ogni giorno fa i conti con gli errori di una vita intera….
A chi ha smarrito la forza di sperare vedendo ogni sua aspettativa miseramente demolita….
A chi vive quotidianamente in una spirale di violenza e non sa come uscirne….
A chi subisce umiliazioni morali e psicologiche….
A chi patisce le sofferenze del corpo….
A chi si sente sconfitto e demotivato….
A chi ha da poco perso un compagno di viaggio e ancora non riesce a farsene una ragione….
A chi sa di essere giunto al termine del suo viaggio….
A chi nel sorriso degli altri legge la propria tristezza….
A chi alza gli occhi al cielo e tra le nuvole non riesce più a scorgere le stelle perchè ha smesso di cercarle ormai da un pezzo….
Io non ho parole che possano lenire i mali del corpo e dell’anima o dissipare le ombre della solitudine e della tristezza…. So bene che i miei auguri dureranno appena lo spazio di un secondo…. Posso solo sperare che il calore del mio abbraccio più sincero raggiunga chi  ha ben poco da festeggiare.

Tagli ai privilegi dei parlamentari

4 Dicembre 2011 14 commenti

Le dichiarazioni shock dei politici

                 

 

 

Tagli ai privilegi dei parlamentari, si sta cominciando a dare qualche sforbiciatina: molti onorevoli la stanno prendendo bene, o quantomeno, fanno buon viso a cattivo gioco, della serie, “ci saranno sacrifici per tutti, ed è giusto cominciare da noi”. Altri, la stanno prendendo un po’ meno bene.

Onorevole responsabile Massimo Calearo:

A me della pensione non frega niente, ma l’operazione deve iniziare dal 1945, perché chi propone i tagli è in Parlamento da decenni.

 

Onorevole responsabile Maurizio Grassano:

I diritti acquisiti non bisognerebbe mai toccarli, perché se sono acquisiti vuol dire che per acquisirli ha pagato qualcosa. Se si toccano questi diritti bisogna almeno ridare indietro i soldi versati, altrimenti è una truffa … rispetto a Fabio Fazio, che prende 2 milioni di euro l’anno, noi prendiamo 4.500 euro netti al mese. Hai voglia di farne di mesi prima di arrivare a 2 milioni.

 

Onorevole Pdl Alessandra Mussolini:

Prima facciano chiarezza sui loro conflitti di interessi, poi ci chiedano i sacrifici.

 

Ex Ministro ed Onorevole Pid Saverio Romano:

 

Questa dei vitalizi avremmo potuta farla anche noi.

 

Onorevole Pdl Antonio Mazzocchi:

Se un deputato entrato alla Camera con un diverso regime decidesse di fare causa allo Stato credo che vincerebbe.

 

Onorevole Pd Rolando Nannicini:

Dai miei calcoli saranno 1500 e non più 2500 euro, ma vanno bene anche 900, voglio essere uguale ad un metalmeccanico, ma la Camera ci deve versare i contributi figurativi, capito?

 

Onorevole responsabile Michele Pisacane:

Facciamo una vita da cani … io e mia moglie prendiamo 30mila euro al mese? Le ho già spiegato che se uno investe nella politica quei soldi sono pochi.

 

Onorevole leghista Gianluca Pini:

Una proposta demagogica per indorare la pillola agli italiani che dovranno subire i tagli delle pensioni.

 

Onorevole repubblicano, ex responsabile, Mario Pepe:

Ridurre deputati e senatori alla fame vuol dire rendere il Parlamento schiavo dei poteri forti.

United color of Benetton…………….

17 Novembre 2011 7 commenti

17 novembre 2011

La Santa Sede annuncia azioni legali contro la pubblicità di Benetton. Irritato anche Obama

La segreteria di Stato vaticana ha incaricato i propri legali di intraprendere, in Italia e all’estero, le opportune azioni al fine di impedire la circolazione, anche attraverso i mass media, del fotomontaggio, realizzato nell’ambito della campagna pubblicitaria Benetton, nel quale appare l’immagine del Santo Padre con modalità, tipicamente commerciali, ritenute lesive non soltanto della dignità del Papa e della Chiesa Cattolica, ma anche della sensibilità dei credenti. Lo rende noto un comunicato della stessa segreteria di Stato.

Ma i problemi per la campagna pubblicitaria al centro della disputa non finiscono qui. Dopo la Santa Sede anche la Casa Bianca disapprova l’uso dell’immagine del presidente Barack Obama nella pubblicità della Benetton, sottolineando di disapprovare l’uso dell’immagine di Obama per motivi commerciali.

Benetton, lo ricordiamo, proprio ieri sera ha deciso di ritirare con effetto immediato la pubblicitá con l’immagine del bacio tra Benedetto XVI e l’imam di Al Azhar, nell’ambito della campagna mondiale Unhate, dopo che il Vaticano aveva definito innaccettabile l’uso improprio dell’immagine del pontefice. «Ribadiamo che il senso di questa campagna è esclusivamente combattere la cultura dell’odio in ogni sua forma – dichiara un portavoce della Benetton -. Siamo perciò dispiaciuti che l’utilizzo dell’immagine del papa e dell’imam abbia così urtato la sensibilità dei fedeli. A conferma del nostro sentimento abbiamo deciso con effetto immediato di ritirare questa immagine da ogni pubblicazione».

Nella nuova campagna pubblicitaria mondiale al centro delle polemiche di United Colors of Benetton, si invitano i leader e gli abitanti del mondo a combattere la «cultura dell’odio» e si annuncia la costituzione della Fondazione UNHATE. Ma è stata subito polemica dura per i manifesti, su tutti quello del bacio sulla bocca tra il papa e l’imam del Cairo, comparso in mattinata a Roma a pochi passi dal Vaticano.

«Bisogna esprimere una decisa protesta per un uso del tutto inaccettabile dell’immagine del Santo Padre, manipolata e strumentalizzata nel quadro di una campagna pubblicitaria con finalità commerciale – ha detto padre Lombardi -. Si tratta di una grave mancanza di rispetto per il Papa, di un’offesa dei sentimenti dei fedeli, di una dimostrazione evidente di come nell’ambito della pubblicità si possano violare le regole elementari del rispetto delle persone per attirare attenzione per mezzo della provocazione». «La Segreteria di Stato – ha concluso il portavoce vaticano – sta vagliando i passi da fare presso le autorità competenti per garantire una giusta tutela del rispetto della figura del Santo Padre».

La risposta dal Vaticano è arrivata dopo le polemiche scoppiate in giornata. «Sia immediatamente ritirata la pubblicità di Benetton con il papa», aveva affermato Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart, che aveva aggiunto: «È un’ offesa al cattolicesimo, ma anche un’offesa a tutti quei pubblicitari che ricercano messaggi innovativi».

Aveva spiegato Alessandro Benetton, vicepresidente esecutivo di Benetton Group: «Se l’amore globale rimane una sia pur condivisibile utopia, l’invito a non odiare, a combattere la cultura dell’odio, rappresenta un obiettivo ambizioso ma realistico. Con questa campagna abbiamo deciso di dare visibilità mondiale a un’idea alta di tolleranza, per invitare i cittadini di tutti i Paesi, in un momento storico di grandi turbamenti e non meno grandi speranze, a riflettere su come l’odio nasca soprattutto
dalla paura dell’altro e di ciò che non si conosce».

E’ qui la festa?……….

12 Novembre 2011 9 commenti

in attesa delle dimissioni del premier

Fischi e cartelli: l’addio a Berlusconi
E al Quirinale un boato all’annuncio

Contestatori a Palazzo Chigi, Palazzo Grazioli e Quirinale In piazza si canta, sui balconi appendono il Tricolore

MILANO – Al Quirinale, al termine della convulsa giornata che segna la fine del governo Berlusconi, si sono riviste anche le monetine come accadde per Craxi nel 1993 davanti all’Hotel Raphael. Qualche lancio di monete da 10 e 20 centesimi, mentre le auto del corteo presidenziale scortavano il premier uscente Berlusconi al Colle, per l’incontro con Napolitano. Ma è stato un episodio limitato, non rabbioso come era accaduto allora, quasi volutamente simbolico, giusto per ricordare un precedente. Ma la contestazione, cominciata subito dopo l’uscita di Berlsuconi dalla Camera, è stata questa volta più collettiva e festosa, con qualche insulto ma niente di più grave. Quando è stata data l’ufficialità, «Berlusconi si è dimesso», la folla che aveva ormai riempito la piazza del Quirinale è esplosa in urla di gioia: tricolori che sventolavano, urla e danze di gioia di oltre un migliaio di manifestanti radunati nella piazza simbolo della Capitale. Ma in generale è tutta la Roma dei palazzi del potere a ribollire di una sorta di rabbia gioiosa. Capannelli di folla urlante si sono assiepati all’ingresso di Palazzo Grazioli, e poi in piazza Colonna a due passi da Palazzo Chigi, per confluire infine al Quirinale per l’atto finale delle dimissioni. Un cordone di sicurezza di polizia e carabinieri ha garantito l’ordine. Ma la presenza popolare in piazza è stata significativa, al punto che lo stesso Berlusconi si è detto amareggiato per le contestazioni.

I FISCHI A PALAZZO GRAZIOLI - La protesta spontanea, aizzata dal tam tam dei social network, è cominciata davanti alla residenza privata del Cavaliere, dove si è tenuto un vertice del Pdl alla presenza di Berlusconi e di tutti i maggiorenti del partito. Sul marciapiede dinanzi all’ingresso di Palazzo Grazioli si è radunato un centinaio di persone. Contenuti sul marciapiede dietro una lunga transenna, i contestatori hanno fischiato sonoramente ogni auto blu che conduceva all’interno del palazzo i vari ministri e capi corrente. All’arrivo di Berlusconi a Palazzo Chigi dopo la conclusione della seduta alla Camera il premier è stato accolto da fischi e cori: «Dimissioni, dimissioni». Ma non tutti si sono dimostrati disponibili a incassare fischi e insulti senza reagire. Maurizio Sacconi, accolto dal coro «a casa, ve ne dovete andare», ha mostrato ad esempio il dito medio ai manifestanti. Poi è stata la volta di Mara Carfagna e i cittadini le hanno urlato: «Vattene a casa». Lei ha replicato: «Ci stiamo andando, da domani sarete più felici». È giunto anche l’auto blu del ministro Raffaele Fitto che è sceso di corsa mentre i manifestanti gli hanno urlato: «Buffone, buffone, vattene». Infine uscendo, il governatore Formigoni, ha seguito l’esempio del ministro Sacconi utilizzando dito medio e corna per rispedire al mittente le offese dei manifestanti.

AL QUIRINALE - In attesa di assistere all’ultimo atto del governo Berlusconi, la consegna delle dimissioni nelle mani del presidente, la piazza del Quirinale è stata invasa da una folla festante: «Chi non salta Berlusconi è», oppure le urla «dimettiti, dimettiti». In molti hanno sventolato Tricolore e bandiere dell’Unione Europea. Un piccola orchestra d’archi ha cominciato a intonare l’inno di Mameli, Bella Ciao, l’Alleluia e il Dies Irae di Mozart. Di minuto in minuto la folla è cresciuta ma la polizia e i carabinieri hanno garantito comunque un corridoio sgombro nella piazza per consentire il transito all’auto del premier.

DELUSIONE – Silvio Berlusconi avrebbe confidato a persone a lui vicine di essere «dispiaciuto e amareggiato» per le contestazioni contro di lui e contro l’esecutivo iniziate nel pomeriggio sotto Palazzo Chigi e che sono proseguite sotto Palazzo Grazioli all’arrivo dei ministri per l’ufficio di presidenza del Pdl. Il premier è rimasto deluso anche dopo aver visto i contestatori all’opera nel tragitto in macchina da Palazzo Chigi a Palazzo Grazioli.

 

E GIOVANI DI DESTRA CONTESTANO MONTI - A Piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, nel mirino di contestatori è finito nel pomeriggio anche Mario Monti, l’economista indicato da più parti come il possibile prossimo premier. Un gruppo di ragazzi di Forza Nuova si è inserito tra la folla di cittadini che davanti alla sede del Governo aspettava notizie sulle dimissioni del presidente Berlusconi, urlando a squarciagola: «Monti bastardo, l’Italia non si vende», peraltro subito coperti dai fischi degli altri manifestanti tra i quali alcuni hanno intonato «Bella ciao».

Redazione Online